Nella mano sinistra una bottiglietta d’acqua per difendersi dal caldo, nella destra ben stretto lo smartphone per orientarsi attraverso il reticolo di strade trafficate. Da Bari vecchia alla zona della stazione centrale si incontrano decine di turisti smarriti, che cercano indicazioni soprattutto attraverso il Gps. Una scena usuale in una città a propensione a cui si aggiungono cantieri, percorsi alternativi (come nel caso del sottopasso), recinzioni, attese del bus estenuanti, informazioni difficili da ghermire in inglese, poche indicazioni dedicate ai visitatori.

Nonostante la bellezza del lungomare e dei vicoli del borgo antico permane il limite nell’accoglienza nei confronti di chi non conosce la città. I ciclisti sono costretti perfino a percorrere marciapiedi stretti (ad esempio per raggiungere la spiaggia di pane e Pomodoro dal centro) e strade inadeguate alla mobilità su due ruote.

Nel nord Europa, Bari appare come una “city break”: località metropolitane di media grandezza in cui potersi rilassare. Senza stress. Solo buon cibo, paesaggi e cultura. L’esperienza di viaggio però è condizionata da alcuni fattori negativi. Lo ha raccontato Mick Ryan, fotografo di una nota rivista di viaggio inglese:

“Arrivare a Bari in aereo è semplice ed economico – spiega Mick -. Poi è difficile avere spiegazioni, con pochi cartelli per indicare le fermate dei bus. Ci si sente un po’ spaesati”. Altra nota dolente è il coinvolgimento mancato sugli eventi culturali: “Dov’è il museo di Bari, come faccio a rintracciarlo?”.

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