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Prima lo sblocco della trattativa per il governo giallo-rosso. Poi la frenata, dopo il ritorno alla carica di Luigi Di Maio per mantenere il ruolo di vicepremier che il Pd vorrebbe solo per un suo uomo. A caricare di tensione la partita si aggiunge la decisione dei 5Stelle di chiedere il gradimento della base al governo M5s-Pd tramite il voto online sulla piattaforma Rousseau. Solo dopo il conferimento dell’incarico a Conte.

Tritolo puro che ha caricato la notte scorsa di tensione. Non è ancora finita, dunque, e l’intesa non potrà che essere siglata solo all’ultimo momento, poco prima della salita al Quirinale delle delegazioni Pd e dei 5 stelle. Il premier uscente Giuseppe Conte era riuscito a sbloccare la situazione gettando acqua sul fuoco delle accuse contro Luigi di Maio di avere brama di poltrone. «Di Maio non ha mai chiesto il ministero dell’Interno» ha sottolineato ieri nel pomeriggio il premier, al quale, solo poche ore prima, i Dem avevano chiesto di condurre in prima persona la trattativa. Ma nella notte tutto è tornato al punto di partenza, in un estenuante gioco dell’oca. Luigi Di Maio non vuole rinunciare alla carica di vicepremier. E a questo punto «solo con l’ok degli iscritti il M5S supporterà il nuovo esecutivo», avverte il leader alzando nuovamente la posta nella trattativa. Così anche al Nazareno le posizioni si irrigidiscono. «Rischia di saltare tutto, perché Luigi Di Maio è tornato a rivendicare la vicepresidenza del Consiglio», affermano fonti Dem secondo le quali, complice anche la scelta della votazione online, il nuovo incontro sul programma previsto in mattinata tra le due delegazioni rischia di essere cancellato. Conte entrerà ufficialmente in campo solo dopo aver avuto l’incarico dal presidente Mattarella, ma con la spada di Damocle della consultazione online e con una base M5S ancora in rivolta per l’abbraccio con i Dem. Per ora a condurre il difficile dialogo restano Di Maio e il segretario Pd Nicola Zingaretti. E il nodo era e rimane quello del vicepremier. Il Pd considera Conte come esponente 5S e vorrebbe un vicepremier unico, in quota Dem. Il M5S mira a ripetere lo schema giallo-verde: un premier-garante e due vice. Con una terza ipotesi: che alla fine le due parti convergano su un presidente del Consiglio e nessun vice.

Intanto, al Colle oggi saliranno i big e, se la trattativa Pd-M5S si concluderà positivamente, nonostante i continui «stop and go», Mattarella incaricherà Conte tra mercoledì sera e giovedì, lasciandogli un certo margine per continuare a lavorare su programma e squadra di governo. Ma nelle prossime ore, per suggellare la schiarita Pd-M5S forse servirà un nuovo vertice tra Zingaretti e Di Maio. Del resto entrambi i leader devono ancora sciogliere gli ultimi dubbi personali e superare le pressioni interne. «Dal Pd nulla su Benetton e Malagò», tuona non a caso Alessandro Di Battista, forse tra i più strenui nemici dell’abbraccio del Movimento al Pd. (Ansa)


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