Era il 5 settembre del 2016. Michele Vitale è un sottufficiale della Marina (oggi promosso ad Ufficiale), imbarcato sulla nave “Comandante Borsini”. Nello stretto di Sicilia i militari avvistano un gommone con circa 120 migranti a bordo. “Non dimenticherò mai quel giorno – ci racconta Michele Vitale, 31enne di Triggiano –  Ad un tratto uno dei gommoni con a bordo decine di persone si  lacera, si squarcia in due e tutti cadono in acqua. Non ci abbiamo pensato due volte: con i miei colleghi ci siamo gettati in mare per salvarli. Fortunatamente le condizioni del mare erano permissive. Siamo riusciti a portare in salvo tutti quanti, senza vittime. Quel giorno l’istinto ha superato la ragione per salvare tutte quelle donne, quei bambini, quegli uomini”.
Per questo Vitale ha ottenuto dalla Presidenza della Repubblica  la medaglia di bronzo al valore di Marina. Come si legge nella motivazione dell’onorificenza: “Con esemplare coraggio e notevole perizia marinaresca, si è gettato in acqua dall’Unità, per il salvataggio dei malcapitati. Splendida figura di Sottufficiale, di fulgido esempio per i commilitoni che, per altruismo e virtù umane, ha contribuito ad esaltare l’efficienza e l’immagine della Marina Militare e della Nazione”.

“Leggo tanti commenti contro i migranti  – ci racconta ancora l’ufficiale barese  – spero che si arrivi a comprendere che è inutile combattersi tra povera gente, inutile prendersela con chi cerca di scappare da posti in cui la vita non si può chiamare vita, per raggiungere qualcosa che abbiamo cercato anche noi in passato”.

(in foto Michele Vitale con la sua compagna)

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