La Procura di Bari ha chiuso le indagini sull’ex giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo accusato dei reati di maltrattamenti su quattro donne, tre ex borsiste e una ricercatrice della sua Scuola di Formazione per la preparazione al concorso in magistratura Diritto e Scienza, alle quali avrebbe imposto anche un dress code con minigonna e ‘tacco 12’; e di estorsione nei confronti di un’altra ex corsista per averla costretta a lasciare il lavoro in una emittente locale. Bellomo risponde dei maltrattamenti in concorso con l’ex pm di Rovigo Davide Nalin.

Il procuratore aggiunto Roberto Rossi e la pm Iolanda Daniela Chimienti contestano all’ex giudice barese anche i reati di calunnia e minaccia nei confronti dell’attuale premier Giuseppe Conte (all’epoca vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa) e di Concetta Plantamura, rispettivamente ex presidente ed ex componente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo quando nel 2017 fu sottoposto a procedimento disciplinare. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato anche ad un terzo indagato.

Bellomo è attualmente interdetto dall’attività di insegnamento dopo aver trascorso, dal 9 al 29 luglio, 20 giorni agli arresti domiciliari. Fu il Tribunale dei Riesame ad attenuare la misura cautelare riqualificando i reati da maltrattamenti in concorso in tentata violenza privata aggravata e stalking, e da estorsione in violenza privata. Nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, però, la Procura contesta agli indagati i reati originariamente ipotizzati. Stando alle indagini dei pm baresi, Bellomo tra il 2011 e il 2018 avrebbe adescato corsiste proponendo loro borse di studio a patto della sottoscrizione di un contratto che disciplinava «doveri» e «dress code» imponendo, tra le altre cose, minigonna e tacco 12, l’obbligo di rispondere al telefono entro il terzo squillo e punizioni in caso di violazione del codice di comportamento. Inizialmente la Procura aveva chiesto una proroga delle indagini ma la difesa dell’ex giudice ne ha eccepito la tardività, perché presentata un giorno dopo la scadenza dei termini. Nelle scorse settimane i difensori di Bellomo, gli avvocati Gianluca D’Oria e Beniamino Migliucci, hanno chiesto inoltre l’attenuazione della misura interdittiva sostituendola con lezioni in streaming per evitare il contatto con le studentesse. Il gip del Tribunale di Bari che ha ereditato il fascicolo su Bellomo, Francesco Mattiace, ha rigettato l’istanza. Sulla questione cautelare pende ora un appello non ancora fissato. Si discuterà, invece, il 7 novembre dinanzi alla Corte di Appello di Bari l’udienza per la ricusazione del gip Antonella Cafagna che aveva firmato l’ordinanza di arresto e che poi si è astenuta. Bellomo, nell’atto di ricusazione, ricordava che la giudice nel 2009 aveva fatto domanda per entrare come borsista nella Scuola ‘Diritto e Scienzà. (notizia Ansa)

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