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Un vocabolario di circa 400 parole è stato ricostruito dagli investigatori della squadra mobile di Bari per decifrare i dialoghi tra i nigeriani ritenuti componenti di gang mafiose con base operativa nel Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Bari-Palese.

Una delle più grandi difficoltà di questa indagine, coordinata dalle pm della Dda di Bari Simona Filoni e Lidia Giorgio, è stata proprio la traduzione del linguaggio usato dagli indagati, 32 dei quali ieri sono finiti in carcere. Si tratta di slang dialettali dell’inglese coloniale, con «vocaboli pregni di un simbolismo pressoché incomprensibile». Per tradurre questo linguaggio definito negli atti «ermetico», «criptico, allusivo e quasi sempre metaforico», gli investigatori con il supporto di interpreti hanno dovuto redigere un vero e proprio glossario con centinaia di termini che corrispondono ai monosillabi e alle cifre ricorrenti nelle conversazioni tra i sodali nigeriani, ricavati prevalentemente dai dialetti ‘esan’ e ‘benin’.

Nel glossario, per esempio, la parola «persona» è indicata con «3.6», la frase «che succede? Aggiornami» con «411», al numero «48» corrisponde il termine «bastardo», «ap» è «casa», «bam» la «prova di forza per le donne», «ss» i «guardiani vedette».


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