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Un fondo straordinario per garantire a tutti gli studenti e le studentesse l’accesso gratuito alla rete internet e l’acquisto degli strumenti digitali necessari per lo svolgimento delle attività didattiche. Lo chiedono a governo e regione gli studenti di Link Bari: “Il cambio repentino della didattica dalle aule universitarie alle piattaforme digitali ha contribuito a render ancor più difficoltoso l’accesso al diritto allo studio”, dichiara Savino Ingannamorte, coordinatore generale di Link Bari. “Non tutti gli studenti possiedono strumenti tecnologici adeguati e una rete wifi che permetta loro di seguire le lezioni e sostenere gli esami. Crediamo che il divario digitale che colpisce il nostro Paese e ancor più la Puglia come territorio meridionale, debba essere affrontato nell’immediato”.

“Moltissimi studenti, commenta Alessandro Digregorio, stanno riscontrando difficoltà nel  sostenere gli esami a causa di appelli saltati e ricalendarizzati o dovute al fatto che la piattaforma scelta dall’università risulta essere inadeguata per permettere lo svolgimento degli esami scritti.Crediamo che questo sia un ulteriore ostacolo per il diritto allo studio di quella fetta della popolazione studentesca che dovrà richiedere ad Agosto prossimo la borsa di studio e avrà bisogno di un numero minimo di crediti. Per tale motivazione chiediamo al Governo e all’Ente regionale per il diritto allo studio l’abbassamento dei criteri di merito per richiedere la borsa di 12 cfu per il primo anno e di 18 cfu per gli anni successivi”.

“Siamo convinti – continua Ingannamorte – che la crisi economica, frutto di decenni di un sistema neoliberista, non possa essere pagata sulla nostra pelle, sulla pelle di quelle famiglie che oggi hanno perso il posto di lavoro e non possono permettersi di pagare le rate universitarie o l’affitto dei propri figli che vivono a Bari come fuorisede. Chiediamo pertanto che il Governo ci dia conferme attraverso l’esenzione totale di seconda e terza rata e che garantisca a tutti gli studenti fuorisede un contributo affitto. Ora vogliamo fatti e risposte politiche perché la crisi non possiamo pagarla noi”


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