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La speranza arriva dai numeri letti nel lungo periodo. Lo scorso 29 marzo i decessi da coronavirus in Puglia erano 96, il 5 aprile 182 (+96 in sette giorni), ieri siamo saliti a 225 (+129 in 11 giorni). Una crescita costante, senza strappi, contenuta: circa 10 al giorno. Però, parallelamente è aumentato, e di molto, il numero di guariti: a ieri erano 190, il 29 marzo invece erano appena 27: 163 dimissioni in 11 giorni.

In sostanza, nelle ultime due settimane il trend è variato: i pazienti guariti e dimessi, 163, hanno superato i decessi, 129. Segnale che la Puglia si avvicina a piccoli passi verso l’uscita dal tunnel, con le dovute differenze territoriali. Basta dare un’occhiata alla cartina pubblicata nel bollettino quotidiano della Regione Puglia per accorgersi che le “chiazze rosse”, quelle che individuano un maggior numero di infezioni da coronavirus, dipingono soprattutto le province di Foggia e Bari. Il basso Salento è quasi indenne, lo stesso si può dire della provincia di Taranto e, in parte, di quella di Brindisi. Le “osservate speciali” sono Foggia e Bari, anche se la situazione resta sotto controllo. Ad un mese dai primi decreti che hanno reso tutta l’Italia “zona rossa” e hanno bloccato gli spostamenti, in Puglia ci sono 2.716 contagi: la task force pugliese ne aveva stimati 2.000 entro il 25 marzo, target raggiunto solamente cinque giorni dopo. Per sicurezza la Regione ha ipotizzato un altro scenario, 3.500 contagi complessivi ma l’andamento della curva epidemica guardata nel lungo periodo ci dice che si intravedono i segnali di rallentamento dell’epidemia. Domenica 29 marzo, i pugliesi positivi al coronavirus erano 1.549, il 5 aprile – una settimana dopo – erano 2.317. Circa cento casi in più al giorno, un andamento che permette al sistema sanitario di reggere serenamente l’urto, nonostante la carenza di dispositivi di protezione individuale che ha messo a rischio contagio il personale sanitario.


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