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“Il tampone non è un buon test di screening e utilizzarlo a questo scopo andrebbe contro ogni logica scientifica”. Il monito arriva, durissimo, dal responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco, tramite una circolare inviata ieri a tutti i direttori generali delle strutture ospedaliere pugliesi. In particolare, la precisazione giunge all’indomani dell’avvio di una vera e propria campagna di tamponi a tappeto per tutto il personale sanitario, anche asintomatico, condotta, in particolar modo, dal Policlinico di Bari e dalla Asl Bat per tutte le residenze sanitarie.

Un secco no, dunque, da parte della Regione, anche nei confronti della richiesta avanzata, nelle scorse ore, dallo stesso Ordine dei Medici, relativa a “tamponi di routine eseguiti ogni settimana su tutti gli operatori sanitari per tutelare loro e gli stessi pazienti”. Istanza che, seppur comprensibile in un momento di grave apprensione come quello attuale, secondo Lopalco non è sostanziata da alcuna evidenza di efficacia: “La ricerca a tappeto del virus in una platea di soggetti asintomatici non è utile né come mezzo di prevenzione della diffusione del virus in ambito ospedaliero, né come tutela della salute dell’operatore – chiarisce il professore, precisando che – il tampone rileva il virus, con un certo livello neanche ottimale di sensibilità e specificità, solo in coloro che in quello specifico istante sono portatori del virus stesso.

La finalità dell’esame è dunque quella di fare diagnosi di COVID-19 in caso di sospetto”. Nella nota, Lopalco spiega che, tramite l’attuale strategia di ricerca, in Puglia si riesce ad ottenere un livello di positività al tampone del 5% circa, di cui solo un terzo è asintomatico. Da ciò consegue che “se tale indagine fosse eseguita a tappeto su una platea random di soggetti asintomatici, il numero di portatori positivi che si riuscirebbe a scovare sarebbe irrisorio. Non solo, considerando i valori di specificità e sensibilità della metodica, la quota di falsi negativi e falsi positivi da gestire sarebbe superiore a quella dei veri positivi eventualmente identificati”.

Una procedura, dunque, che provocherebbe un aggravio del carico di lavoro all’interno dei laboratori, si legge nella circolare, con un conseguente rischio di ritardo per l’analisi di altri soggetti con reale necessità di ottenere il risultato del tampone in tempi brevi. Lopalco conclude il suo intervento ricordando, infine, che il risultato transitorio di un tampone non escluderebbe in alcun modo la possibilità che lo stesso operatore possa positivizzarsi anche nel giro di poche ore successive al test e, pur riconoscendo la necessità di maggiori tamponi, invita i direttori sanitari pugliesi ad attenersi alle indicazioni e all’applicazione dei criteri dettati dalla scienza.


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