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Il Tribunale di Bari ha condannato 11 imputati e ne ha assolti 22, ritenendo non sussistente l’accusa di associazione mafiosa, al termine del processo su un gruppo criminale di Gravina in Puglia (Bari) specializzato in traffico e spaccio di droga.

A quasi 20 anni dai primi fatti contestati, risalenti agli anni 2002-2009, undici dei 33 imputati sono stati condannati a pene comprese tra i 15 anni e 4 mesi e i 3 anni e sei mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e alcuni episodi di spaccio. La condanna più elevata è stata inflitta nei confronti di Raffaele Notarstefano, ritenuto il coordinatore delle squadra di spaccio. Gli imputati condannati dovranno anche risarcire il Comune di Gravina in Puglia, costituito parte civile. Il presunto capo clan, Giuseppe Gigante, difeso dall’avvocato Nicola Lerario, è stato assolto da ogni accusa, sia dall’associazione mafiosa perché il fatto non sussiste che dal traffico di droga «per non aver commesso il fatto». Secondo la Dda nei primi anni Duemila Gigante aveva destituito il precedente boss, Nicola Matera (poi ucciso alcuni anni dopo) e assunto il controllo del clan stingendo accordi con i gruppi criminali dei Comuni limitrofi e di Bari, in particolare con i Parisi e i Telegrafo dei quartieri Japigia e San Paolo del capoluogo. Ricostruzione che i giudici non hanno condiviso. Sono stati assolti anche i presunti luogotenenti dell’organizzazione, accusati di essere la «cellula operativa armata. La sentenza è stata emessa dopo quasi 10 anni di processo, durante il quale era già stata dichiarata nel 2017 la prescrizione di molti episodi di spaccio.

 


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