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Un social movie per raccontare la quarantena dal punto di vista delle donne. È il progetto del collettivo “Tutte a casa”, nato da un’idea di due baresi doc: Rosa Ferro e Cristina D’Eredità. Cura, resilienza, solidarietà, speranza, ma anche ironia, equilibrio e intimità. Sono solo alcune delle parole chiave che raccontano, in sintesi, quello che è emerso dagli oltre 4mila video raccolti dal collettivo durante la pandemia. Un’idea nata in seguito ad una chiacchierata telefonica tra Rosa e Cristina, in cui è emersa l’urgenza di comprendere il momento storico, ma anche di raccontarlo attraverso una narrazione femminile, in un contesto, quello della pandemia, che stando a quanto dichiarato da loro stesse, ha visto troppo spesso le donne ai margini della scena pubblica con un’emergenza sanitaria raccontata e “agita” da uomini.

“Durante i primi giorni di lockdown abbiamo pensato molto a come contribuire partendo in primis dalle nostre esperienze per raccontare quel momento e quelle emozioni così contrastanti – racconta Cristina D’Eredità – Così è nata l’idea di lanciare una call in un gruppo di professioniste del cinema per cercare donne che, come noi, fossero capaci di raccontare”. Un’idea che ha trovato, da subito, accoglimento e grande entusiasmo e che ha condotto, in breve tempo alla creazione di una vera e propria associazione di donne, unite per lavorare su questo progetto: “Si tratta di sedici donne, professioniste del mondo del cinema e della comunicazione, con background diversi, che dal 17 marzo lavorano a distanza per questa iniziativa” – prosegue la fondatrice del progetto.

Storie di donne appartenenti a generazioni diverse, ma anche con vissuti spesso diametralmente opposti si susseguono narrando, attraverso esperienze collettive, ma anche personali, l’essere donna ai tempi del Covid-19. Dalla mamma in smart working, a quella in cassa integrazione, fino alla maestra impegnata nella didattica a distanza, al medico in prima linea, ma anche alla paziente malata di Covid, portata allo stremo dallo stigma sociale e dai diversi aspetti della malattia, sia fisici, sia emotivi. Ma non solo: anche adolescenti e bambine. Tutte, legate da un unico filo conduttore, quello dell’esigenza di raccontarsi e connettersi alle altre, in un momento che se per alcune è stato sintomo di rinascita e riscoperta, per altre è stato sinonimo di prigione, in un corpo, in uno stato d’animo o in una situazione difficile.

“Quello che è emerso è un vero e proprio gioco di specchi, oltre che il bisogno di contaminarsi delle altre storie, quasi come un atto di liberazione che ha reso possibile specchiarsi, appunto, nelle vite altrui – racconta, ancora, Cristina D’Eredità, che si occupa anche del montaggio e ha avuto modo di vedere in anteprima la maggior parte dei video arrivati al collettivo – Le donne hanno saputo mostrare senza paura ogni parte di sé, dimostrando una forza che porta alto il concetto di resilienza in un momento difficile in cui era necessario non abbattersi e trarre il meglio dalle situazioni sapendosi reinventare. Ci sono tante storie di solidarietà dal basso, diverse dal racconto mainstream. Sono storie di vicinato, di cura nel senso bello del termine perché fatto come un atto d’amore verso il prossimo. È emerso il punto di forza e la trasversalità in termini generazionali delle donne, ma anche la bellezza della diversità e il saper trarre da condizioni avverse nuovi kit di sopravvivenza”.

Nell’ultima settimana, il progetto è passato alla fase di montaggio vera e propria, come raccontano le stesse coordinatrici: “Stiamo affrontando una vera e propria montagna digitale, ma da qui a 3 mesi speriamo di completare il lavoro per poterlo mostrare al pubblico. Il nostro è un lavoro autoprodotto, ci sostengono alcuni partner istituzionali come il Consiglio Regionale della Puglia (Sezione biblioteca e Comunicazione Istituzionale “Teca del Mediterraneo). In poche settimane abbiamo raccolto moltissimo materiale, che rappresenta un enorme patrimonio di storie da valorizzare. Per questo abbiamo avviato una campagna di crowdfunding”.

Obiettivo di quest’ultima è il raggiungimento di 15mila euro per affrontare le spese di montaggio e della post produzione, affinché le storie raccontate possano raggiungere in maniera orizzontale altre donne. “Vogliamo che questo lavoro vada avanti concependo un’indagine che superi i limiti dell’oggi e dell’urgenza Covid-19, con una narrazione finalmente al femminile” – ha concluso Cristina D’Eredità.

 

 

 


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