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Disegno di legge sui sindacati per le Forze armate e di polizia. Riceviamo il comunicato dell’associazione sindacale dei Carabinieri “Unarma”.

“E’ di pochi giorni addietro l’apprezzamento che UNARMA – Associazione Sindacale Carabinieri, aveva rivolto al senatore Dino Mininno, all’indomani della sue dichiarazioni sull’inadeguatezza del disegno di legge sui sindacati per le Forze Armate e di Polizia ad ordinamento militare, da poco approdato al vaglio del Senato della Repubblica. Commenti decisi e rilevanti, provenienti da chi in Senato riveste l’incarico di Vice Presidente della IV Commissione permanente – Difesa – e che ha definito inefficace e dannoso l’odierno testo di legge, se passasse così come licenziato dalla Camera dei deputati: una vera e propria bocciatura insomma quella del sen. Mininno, tra l’altro militare di carriera e dunque buon conoscitore delle dinamiche interne al mondo militare.

Ma non finisce qui. Prendiamo altresì atto che il grido di giustizia del senatore Mininno non è stata una voce isolata, una posizione singola bensì, l’evidente inizio di una presa di coscienza del mondo politico sul tema della legge sindacale per i militari. Sulla stessa scia infatti, non hanno tardato ad arrivare analoghe posizioni del senatore Iunio Valerio Romano, anch’egli membro della IV Commissione permanente – Difesa – che nel suo intervento elenca con precisione anche i punti critici del disegno di legge, punti critici che sono poi i medesimi sui quali noi di Unarma ci siamo da sempre soffermati e per i quali, per mesi e mesi, abbiamo chiesto maggiore attenzione durante i lavori alla camera dei deputati, anche attraverso la pubblicazione di un Manifesto dei diritti sindacali dei militari, elaborato e sottoscritto da più sigle.

Ed a queste voci, si è unita pure quella dell’ex Ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, la quale apprezzando la presa di posizione del sen. Mininno si è detta pentita di non aver emanato un Decreto Legge quando era in carica, denunciando la propria ingenuità a “pensare che il parlamento sarebbe stato in grado di fare la migliore legge possibile per i militari” e sostenendo che “evidentemente i diritti dei militari fanno troppa paura” mentre “invece è dal miglioramento delle loro condizioni di vita che passa il miglioramento di tutta
l’organizzazione” e concludendo, sulla scia dei due senatori, che “ispirarsi alla legge della Polizia … si può ancora fare”.

Com’è galantuomo il tempo! Infatti, forse perché attempati e navigati sostenitori dell’associazionismo sindacale, forse perché precursori e pionieri di questa idea di libertà nonché conoscitori del sistema avverso, fummo proprio Noi di UNARMA A.S.C., quando ancora non eravamo neppure autorizzati, a sostenere la necessità di un Decreto Legge dell’allora Ministra Trenta, incassando per giunta i commenti di scherno che da più parti – avverse o ingenue – non mancarono ad arrivare. Orbene, come detto, il tempo è galantuomo e, a questo punto, speriamo che lo sia fino in fondo. E sì! Perché a ben vedere, a Noi carabinieri “rivoluzionari” o “sovversivi”, addirittura “delinquenti” (come qualcuno si era spinto a definirci), a noi col “vizietto” delle cose giuste, a noi “fissati” per le tutele dei diritti (senza mai trascurare i doveri), a noi sostenitori di più democrazia – questo mostro titanico – all’interno del mondo militare, non sono le posizioni del sen. Mininno o del sen. Romano e neppure dell’ex Ministra Trenta che ci sorprendono, esse sono indubbiamente ed inevitabilmente posizioni di buon senso che noi condividiamo e comprendiamo, come ogni persona di buon senso.

A stupirci e a lasciarci letteralmente basiti, sono esattamente quelle degli altri: quelle di chi crede che dietro ognuno di Noi non ci sia un’intelligenza ed una cultura per capire che basta andare oltre le righe del disegno di legge per vedere tutte le sue brutture. Brutture che qualcuno ha tentato di far passare come verosimile compromesso, un compromesso politico per l’appunto, cioè un accordo sulla volontà congiunta di conseguire un fine comune al prezzo di reciproche rinunce e malgrado divergenze ideologiche, come testualmente recita il dizionario della lingua italiana.

Ma il diritto non può soggiacere al compromesso, nessun diritto! Ancor meno quando tratta di un diritto che interessa la sfera della dignità e della libertà di Persone. Un diritto, in questo caso, sancito dapprima dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e confermato, in seguito, dalla nostra Corte Costituzionale; un diritto – quello di poter tutelare gli interessi del lavoratore sul luogo di lavoro – che nulla ha a che fare col fatto che quel lavoro si estrinseca indossando o meno le stellette: il rapporto gerarchico funzionale che attiene al servizio e alla disciplina è un cosa, la tutela del lavoro e del lavoratore in seno a tale rapporto è un’altra. E quest’ultima, ha praticamente detto la Suprema Corte, non può essere più lasciata alla competenza, né alla discrezionalità, di un organismo interno.

E per il nostro diritto ad una legge sindacale equa, concreta e dignitosa Noi di UNARMA A.S.C. ci batteremo! Ci batteremo, come da sempre abbiamo fatto, senza lasciare nulla di intentato, con ogni mezzo legale a disposizione. Perché si tratta dell’intelligenza di uomini e donne che nessuno può permettersi di offendere; perché si tratta della dignità di uomini e donne che nessuno può permettersi di calpestare; perché si tratta del loro stesso futuro e di quello delle loro famiglie che nessuno può osare intaccare.
Perché si tratta degli uomini e delle donne in uniforme del nostro Paese che lavorano per la difesa dei valori costituzionali, talvolta anche a costo della loro vita. E non si può giocare col morale, l’onestà intellettuale e la vita degli uomini e delle donne in uniforme del nostro Paese. Perché si tratta anche, ma non in ultimo, del benessere di interi, importanti apparati deputati a garantire la difesa, l’ordine e la sicurezza pubblica di questo amato nostro Paese.
Auspichiamo dunque un serio e concreto miglioramento della legge sindacale per i lavoratori con le stellette, affinché colui o colei che gli darà il proprio nome non si debba vergognare – come ha scritto il senatore Mininno – bensì ne vada fiero se fieri ne andranno anche i Carabinieri”.


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