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“Per alcune categorie ristorative come i take away e gli american bar questa nuova stretta rappresenterà il colpo di grazia”. A parlare è Gianni del Mastro, imprenditore barese e coordinatore dell’associazione Movimento Impresa, dopo la presentazione del Decreto governativo contenente le nuove misure restrittive volte a limitare il contagio da Coronavirus.

Al centro del dibattito, in particolare, il provvedimento riguardante la chiusura alle ore 18 di tutti i locali di ristorazione privi di posti a sedere. “È impossibile immaginare che dopo le 18 queste attività proseguano solo con asporto e domicilio – commenta Del Mastro – Per questo settore sarà un lockdown definitivo, perché chiudere al pubblico in una fascia oraria fondamentale come quella serale, senza alcuna certezza di un immediato ristoro economico e di ammortizzatori sociali efficaci, equivale a inevitabili perdite drammatiche”.

A pesare sulla categoria, in effetti, è l’effetto déjà vu relativo ai ritardi con cui sono stati erogati indennizzi e ammortizzatori sociali durante la prima fase acuta della pandemia. “Se si vuole evitare il crollo dell’intero comparto, non si può non pensare che, a fronte delle normative, non corrano in parallelo interventi immediati di ristoro economico per gli imprenditori – è l’appello del referente di Movimento Impresa, che prosegue – i tempi con cui questi aiuti sono stati erogati in passato sono assolutamente inaccettabili per la categoria”.

Dal racconto dell’imprenditore, emerge un quadro di enorme ansia che attanaglia i ristoratori di tutta la regione Puglia: una situazione di precarietà percepita, ogni giorno, come più stringente, a causa di misure restrittive che, seppur comprese dalla categoria, non sempre sono considerate eque e sicure. Tra queste, anche la decisione di limitare ad un massimo di 6 persone i gruppi all’interno dei ristoranti, motivata dal governo con la necessità di ridurre gli assembramenti nei locali al chiuso: “Perché si è scelto di fissare a 6 il numero massimo? Perché non 4 o 8? – si interroga Gianni Del Mastro, chiedendosi quale sia il ragionamento alla base di tale scelta di sicurezza – Noi che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle gli adeguamenti a cui il governo ci chiama, sappiamo già che nei nostri locali si affacceranno comitive più numerose che dovremo dividere su più tavoli. Ma se il gruppo di persone arriva insieme e va via insieme, come si può pensare che questo provvedimento limiti il contagio?”.

Una valutazione personale, quella di Gianni Del Mastro, che rispecchia, però, il sentimento generale dei ristoratori della regione, che sottolineano come anche il coprifuoco delle attività fissato per mezzanotte non sia risolutivo del problema degli assembramenti: “La movida, dopo la chiusura dei locali, si sposta per strada”, spiegano, riferendosi a situazioni già sperimentate negli scorsi giorni. Gli imprenditori criticano l’atteggiamento restrittivo del governo, evidenziando come il divieto di esercizio delle attività commerciali o ristorative rappresenti una vera e propria sconfitta per lo stato e per i cittadini: “Prevenzione, informazione e controllo dovrebbero essere le modalità, non le chiusure e i divieti – spiega il referente di Movimento Impresa, che puntualizza – questi decreti spesso ci mettono di fronte a normative poco chiare, che si prestano a interpretazioni differenti non solo da parte nostra, ma anche da parte di chi è chiamato ad effettuare i controlli. Le diversità di trattamento derivanti da questa discrezionalità, saranno acuite dalla facoltà dei sindaci di attivare coprifuoco all’interno di alcune zone – conclude Del Mastro – sul territorio regionale ci sono sindaci diversi con modalità diverse: questo per noi significherà essere soggetti a trattamenti differenti gli uni dagli altri”.


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