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Bari, crac società del gruppo Fusillo: 13 persone rinviate a giudizio 

Pubblicato da: redazione | Mer, 24 Febbraio 2021 - 16:30
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Il gip del Tribunale di Bari, Francesco Agnino, ha rinviato a giudizio 13 persone nell’ambito dell’inchiesta sul crac della Fimco Spa e di Maiora Group, entrambe società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci. Una richiesta che era stata avanzata dalla Procura della Repubblica di Bari e che vede coinvolto anche Vito Fusillo, suo figlio Giacomo, nonché Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della Banca Popolare di Bari. 

Alle 13 persone sono contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, riciclaggio e autoriciclaggio: tali reati, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019. Era il 29 settembre del 2020 quando la guardia di finanza aveva arrestato in regime di domiciliari Gianluca Jacobini e Giacomo Fusillo e aveva sottoposto a misura interdittiva Vito Fusillo, storico patron del gruppo e Marco Jacobini. In quell’occasione erano scattati gli arresti domiciliari anche per Nicola Loperfido (già responsabile della Funzione Crediti dell’istituto di credito), Salvatore Leggiero (imprenditore, ‘dominus’ dell’omonimo gruppo immobiliare fiorentino), Girolamo Stabile (rappresentante legale del Fondo di investimento estero Kant Capital con sede a Gibilterra), Vincenzo Elio Giacovelli (commercialista e legale rappresentante pro-tempore della società Il Melograno Eventi srl, riconducibile a Giacomo Fusillo). 

Nel corso delle indagini, sarebbero state accertate diverse operazioni societarie straordinarie messe in atto appena prima del verificarsi dello stato di insolvenza per “distrarre” o “dissipare” beni immobili e compendi aziendali di pregio facenti parte del patrimonio delle imprese Fimco Spa e Maiora Group Spa, per un valore economico stimato in 93 milioni di euro. Le due società sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Bari il 25 settembre 2019 su richiesta della Procura: secondo la stessa procura i reati sarebbero stati commessi con il coinvolgimento di compiacenti imprenditori e professionisti e con il concorso determinante degli ex vertici dell’istituto di credito.

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