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C’è chi legittimamente si ferma a criticare o ripropone sui social network gli scatti del degrado, e chi invece decide di intervenire in prima persona per aiutare gli operatori Amiu a migliorare il decoro cittadino. A Bari negli ultima anni è in constante crescita il trend che vede i volontari ambientalisti organizzarsi sui social network per poi incontrarsi e ripulire le strade dai rifiuti, oltre a sensibilizzare attivamente gli altri residenti.

“Per favore non gettare rifiuti”. Una scritta semplice, ma diretta, è stata scritta e affissa da un residente del quartiere Libertà, a difesa delle fiorere troppo spesso vandalizzate da via Crispi a corso Mazzini (foto in basso). “In passato – racconta – avevo posizionato due cartelli che poi erano spariti ma qualche risultato lo avevo raggiunto, c’erano meno scarti. Ora ne ho messi altri tre”.

Di pari passo l’Amiu e Multiservizi hanno intensificato le operazioni in alcuni luoghi simbolo. Ieri, nei giardini di piazza Garibaldi, alcuni operatori si sono occupati di tagliare e decespugliare, altri hanno rimosso oggetti da portare in discarica. “E così – racconta Amiu – dopo l’intervento dei giorni scorsi nell’area dell’Ufficio del Giudice di pace al quartiere San Paolo, questa volta abbiamo lavorato in centro. Un intervento organizzato, sinergico e contemporaneo che ha permesso di ottenere risultati visibili immediatamente e di restituire bellezza e decoro a una tra le piazze più famose della città”.

Numerosi gli appuntamenti dei volontari, da Santo Spirito, a San Giorgio al lungomare Sud di Bari. Sopratutto nel weekend in tanti scelgono di dedicare il proprio tempo libero per asportare dalla costa: in una mattina possono essere rimossi oltre 100 kg di materiale di scarto dalla battigia: vetro, lattine, reti di cozze e tantissimi frammenti di plastica provenienti dalle aiuole dopo lo sfalcio.

I retakers torneranno in azione domenica prossima, con la passeggiata ecologica per il quartiere Sant’Anna purtroppo noto per lo stato d’abbandono e le strade dissestate. “In Svezia lo chiamano plogging. Armati di pinze e guanti gireremo per il nuovo quartiere cercando di far risvegliare un senso civico sopito e un senso di appartenenza che in un quartiere appena nato va alimentato”.


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