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Sullo smartphone cercava informazioni su come dissimulare le impronte digitali, era stato trovato in possesso di documenti contraffatti stampati in Belgio, nella stessa stamperia in cui furono riprodotti i documenti degli attentatori del Bataclan a Parigi.

Era divorziato in Irlanda, forse con un matrimonio simulato per ottenere la cittadinanza. Uno dei suoi fratelli era morto in guerra in Siria come foreign fighter, e aveva conoscenze in tutta Europa dalla Spagna alla Francia. Nella cella del carcere di Bari, grazie alle intercettazioni, gli investigatori hanno captato continui richiami all’Islam più radicale. Ed è stato fermato prima della scarcerazione, proprio per il pericolo di fuga verso Napoli e poi il ritorno in Francia di quella che a tutti gli effetti sembra una cellula della rete terroristica internazionale.

Sono solo alcuni degli elementi che hanno portato la Polizia di Stato a fermare, a Bari, un cittadino algerino per partecipazione all’associazione con finalità di terrorismo internazionale Isis. Gli investigatori della digos sezione antiterrorismo della questura di Bari, nell’ambito dell’attività di monitoraggio degli ospiti del centro di permanenza rimpatrio di Palese hanno condotto un’attività di polizia di prevenzione, poi sfociata in attività giudiziaria, nei confronti del 36enne cittadino algerino T.A.

Lo straniero, proveniente dal C.P.R. di Torino, e già destinatario di provvedimento di espulsione del Prefetto di Milano il 23 dicembre 2018, era stato arrestato nel capoluogo lombardo per reati contro il patrimonio; inoltre, era segnalato in ambito Schengen ed Interpol dalle autorità britanniche e francesi per “attività correlate al terrorismo”.

Durante la permanenza presso il cpr di Bari, i poliziotti della digos del capoluogo pugliese hanno svolto approfondite indagini delegate dalla direzione distrettuale antimafia, dalle quali è emersa la volontà dell’algerino T.A. di ritornare in Francia. Prima che decorressero i termini massimi di permanenza, la dda di Bari, il 18 giugno 2019, aveva disposto il suo fermo per i reati di uso, detenzione e fabbricazione di documenti falsi. Per tali reati T.A. è stato condannato, in primo grado, con sentenza del 17 marzo 2020 ad anni 2 e mesi 8 di reclusione; in secondo grado, la Corte di Appello di Bari -III Sezione Penale- il 28 gennaio ha ridotto la pena ad anni 2 di reclusione.

Le ulteriori indagini dirette dalla DDA ed affidate agli investigatori della DIGOS di Bari, effettuate sia con intercettazioni ambientali nella Casa Circondariale di Bari, sia con l’analisi del telefono sequestrato all’algerino, sia grazie al Coordinamento di Eurojust, che ha coordinato e facilitato la cooperazione internazionale con le Autorità francesi e belga, hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’algerino circa la sua responsabilità in ordine al reato di partecipazione all’organizzazione terroristica Isis e la sua diretta attività di supporto agli autori degli attentati terroristici del teatro ‘Bataclan’, ‘Stade de France’ e di quelli concentrati nel ‘I, X e XI arrondissement’ di Parigi del 13 novembre 2015.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha emesso nei confronti di T.A. un nuovo provvedimento di fermo per partecipazione all’associazione terroristica internazionale Isis, fermo convalidato il 5 marzo dal gip del Tribunale di Bari, con la contestuale applicazione della misura cautelare in carcere.


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