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“Da un giorno all’altro questi bambini sono stati privati della loro routine. Sono abbandonati a sé stessi così come lo sono anche i genitori”. A raccontarlo alla nostra redazione, con non poco rammarico è Vittoria Morisco, mamma e presidente di Asfa Puglia, associazione che nasce nel 2017 con lo scopo di essere di supporto a tutte le famiglie che vivono l’autismo dei propri figli. Dal senso di abbandono, all’assenza di routine a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria che non permettono di proseguire le terapie di gruppo, ma non solo. Didattica a distanza, lezioni in presenza “in solitudine”, centri per lo sport e luoghi per la socializzazione chiusi. Sono tante le problematiche che stanno investendo bambini e ragazzi autistici e di conseguenza, anche le famiglie, che molto spesso, racconta Morisco “si sentono impossibilitate ad agire”.

“Ormai da un anno bambini e ragazzi autistici hanno visto il loro mondo cambiare, ma effettivamente senza una ragione – ha spiegato – da quando abbiamo avuto la pandemia abbiamo registrato una regressione di un po’ tutti i casi che seguiamo perché ovviamente, essendo il trattamento per l’autismo volto all’inclusione e alla socializzazione, è chiaro che tutte le restrizioni sono andate a discapito proprio di queste ultime che sono interventi principali”. Ad aggravare una situazione che, stando a quanto dichiarato, già risultava difficile anche prima dell’emergenza sanitaria, vi è inoltre l’impossibilità di confronto con bambini e ragazzi a sviluppo tipico. “Per gli autistici erano un modello positivo da imitare e da cui potevano imparare. Loro non sono in grado dare una spiegazione logica a questo cambio drastico nella loro vita” – ha sottolineato Morisco.

Ad oggi sono diverse infatti le conseguenze che si stanno inevitabilmente ripercuotendo su bambini, ragazzi e famiglie. Una denuncia in merito è stata effettuata nelle scorse settimane anche da Filippo Caracciolo, capogruppo PD, il quale ha richiesto di fare il punto della situazione sui Centri diurni e sui Centri per le persone affette da disturbi dello spettro autistico, chiedendo che venga istituito, tra le altre cose, un “tavolo tecnico di coordinamento e monitoraggio affinché le famiglie, nello specifico per quanto riguarda l’autismo, non si sentano abbandonate”. Ad allarmare Caracciolo vi è anche, inoltre, il fatto che le problematiche legate al Covid facciano da fanalino di coda a problemi già presenti in passato, come ad esempio l’inattivazione di grossa parte del regolamento 9/2016, che oltre a prevedere per i casi affetti da disturbo dello spettro autistico diagnosi precoci, inclusione lavorativa, punti di ascolto e collaborazione tra istituti scolastici, avrebbe dettato le linee guida regionali ammortizzando anche le problematiche scaturite poi dall’emergenza sanitaria.

“I genitori sono del tutto abbandonati – prosegue Morisco – sono giustificati a portarli al parco, ma i parchi sono chiusi. Alcuni hanno dovuto cambiare casa preferendone una con giardino per dar modo al proprio figlio di uscire dalle quattro mura domestiche. Come glielo spieghi ad un ragazzo con l’autismo che cosa comporta il Covid? In alcuni casi in molti si sentono colpevoli, sono privati anche del saluto che per altri è un gesto così naturale. Serve molto tempo, a volte anni, per imparare un gesto così quotidiano e consueto. Adesso, ormai da un anno, queste cose non le possono più fare. In tanti, bambini e ragazzi, ma anche adulti si sono ritrovati ad essere più soli di prima” – ha sottolineato ancora Morisco specificando che, quella dell’autismo è una condizione che già normalmente porta ad essere isolati e ad isolarsi di conseguenza, ma con l’emergenza sanitaria la situazione è peggiorata “amplificando al massimo il senso di solitudine”.

“Quando ci fu la prima ordinanza sulle scuole, come associazione, abbiamo scritto in regione dicendo che non abbiamo mai pensato che fosse opportuno che i nostri figli andassero a scuola da soli – prosegue Morisco – questa inclusione scolastica, di cui tanto si parla, alla fine per questi casi è diventata l’esclusione scolastica. Accogliere un ragazzo con disabilità da solo non è inclusione. Ci sono state aperture all’ipotesi che il dirigente scolastico potesse in qualche modo ritenere opportuno far andare a scuola un piccolo gruppo, ma così non è stato. Ci sono sempre tanti altri ostacoli da dover oltrepassare. Per troppo tempo sono stati in classe da soli. Certo è un alleggerimento per la famiglia sapere di poter impiegare delle ore a scuola sapendo che il bambino o ragazzo non è lasciato a sé stesso, ma  a livello psicologico non è il massimo andare a scuola e sentirsi come una  pecora nera. E’ devastante. Ormai non ce la facciamo più” – ha aggiunto senza nascondere il tono di resa nei confronti del momento storico in cui, al distanziamento sociale, si aggiunge quello della distanza nei confronti di alcune questioni troppo spesso sottovalutate.

“Vorremmo avere la possibilità di fare attività all’aria aperta, clima permettendo – sottolinea ancora Morisco – ci rendiamo conto che la situazione non è facile per nessuno, però sarebbe bellissimo se ci fossero opportunità per queste famiglie, anche in termini di risorse economiche. Speriamo che la regione o il comune, diano dei fondi alle associazioni per poter organizzare campi estivi per tutti. Sarebbe meraviglioso, almeno per riprendere un minimo di normalità. Come presidente di associazione sto cercando di pianificare attività, ma anche a livello pubblico sarebbe opportuno che ognuno provveda a dare supporto. L’anno scorso qualcosa il Comune per i campi estivi ha fatto, sarebbe bello se anche quest’anno qualcuno si rendesse disponibile e sensibile. Sperando che questa situazione finisca per tutti nel più breve tempo possibile” – ha concluso.

Foto Facebook Asfa Puglia


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