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Duecento lavoratori del Mercatone Uno, 53 di Eataly e un numero imprecisato di dipendenti di negozi che hanno chiuso o stanno per chiudere a causa della pandemia. Il bilancio di questo primo maggio, festa dei lavoratori, per la Puglia è nerissimo. Ad aiutarci a tracciare un quadro della situazione è Barbara Neglia, segretario generale Filcams Puglia.

Tra le ultime vertenze in atto c’è quella di Eataly Bari: l’azienda ha deciso di chiudere il punto vendita sul lungomare di Bari, lasciando per la strada 53 lavoratori. “Non c’è nessuna intenzione – spiega Neglia  – da parte dell’azienda di rivedere la propria posizione,  nonostante abbia ottenuto anche la disponibilità a rivedere i costi di affitto. Stiamo lavorando con la Regione per trovare soluzioni alternative a questi lavoratori, a breve ci daranno notizie su come gestire questa situazione”.

Per il Mercatone Uno, i lavoratori, circa 200 in tutta la Puglia, hanno gli ammortizzatori sociali fino a fine novembre, poi non ci sarebbero soluzioni alternative. “Speravamo – spiega Neglia – di attivare con la Regione percorsi formativi ma nulla. Stiamo parlando di una situazione davvero complicata: buona parte di questi lavoratori ha un’età media alta e quindi possibilità di ricollocazione irrisorie”.

Altra vertenza è quella di Nova Apulia, la società che prestava servizi alla direzione regionale museale. “Revocata la concessione – continua Neglia –  abbiamo 23 lavoratori che prestavano attività da oltre 20 anni e ora sono con gli ammortizzatori sociali. Il Ministero non ha ancora emanato il bando per la nuova messa a gara dei servizi e stiamo appunto combattendo affinché venga garantita la clausola sociale, nel momento in cui arriverà una nuova azienda. Ma nel frattempo? Possibile che monumenti così importanti debbano restare senza servizi? Abbiamo visto che su un sito di Adecco è stata pubblicata la  ricerca di una figura professionale per il Castel del Monte, ci ha fatto pensare che qualcuno ci stesse scavalcando e non si stessero utilizzando questi lavoratori. Molti di questi sono donne e monoreddito”. Ma le vertenze sono davvero tante: c’è quella delle terme di Santa Cesarea, dei lavoratori e delle lavoratrici addetti alle pulizie scolastiche che non sono stati internalizzati e non potranno neanche rientrare nel nuovo bando del Ministero. Stiamo parlando di almeno cento persone.

Preoccupa anche quello che sta accadendo nel settore del commercio. Molte aziende anche multinazionali stanno chiudendo i vari punti vendita, mandando in cassa integrazione il personale. “Cosa succederà appena terminerà il blocco dei licenziamenti – si domanda Neglia – quante persone si troveranno senza lavoro?”.


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