Cabtutela.it
aqp.it
ferrovieappulolucane.it

“Con la zona gialla la vita degli altri sembra tornata alla normalità, la mia no, non è più la stessa, io non sono più la stessa”. A raccontarlo alla nostra redazione, con la voce spezzata, è Martina, studentessa e lavoratrice barese 26enne che preferisce non dire il suo vero nome. Martina lo scorso 3 marzo è risultata positiva al Covid-19, da allora, racconta “tornare alla frenesia della città sembra uno sforzo troppo grande”. Dai rumori troppo forti, sino ad arrivare ai sintomi che ancora l’accompagnano, tra questi affanno, debolezza, ma anche forti mal di testa e perdite di memoria, ma non solo. Alle problematiche appena elencate si aggiungono quelle che, ancora oggi, dopo circa due mesi dalla negatività, la fanno sentire inadeguata ai ritmi che un tempo per lei erano invece normali. Si tratta, così come definito dagli esperti del fenomeno del “long Covid”.

Martina, va specificato, è stata positiva per circa un mese. I suoi sintomi, a parte febbre alta, tosse e affanno, sono stati lievi. Non ha avuto bisogno di ricorrere all’ossigeno e neanche di un ricovero in ospedale, nonostante questo, racconta “in alcuni momenti ho avuto moltissima paura, soprattutto la notte, perché mi sembrava di non riuscire a respirare ed ero sola, nessuno poteva venirmi in soccorso”. Quel terrore l’accompagna ancora oggi, non solo per i problemi fisici, ma soprattutto per quelli psicologici. “I giorni di quarantena mi hanno cambiata – racconta – ero sola a casa, i miei non potevano venire a farmi visita, mi passavano la spesa e alcune cose necessarie dalla finestra, quando dovevo restituire i contenitori che mia madre mi dava pieni di pasti appetitosi, nonostante sapesse che non sentissi alcun sapore, igienizzavo tutto compulsivamente. Ero compulsiva anche con il check della saturazione, lo monitoravo costantemente. Le ore non passavano mai, all’inizio soprattutto, poi però mi sono abituata a quella solitudine e adesso faccio fatica a stare tra la gente” – sottolinea senza celare una sorta di malinconia.

“Ero una persona solare – continua – adesso ho sempre paura che quell’incubo possa tornare a farmi visita. All’inizio ero quasi felice che la Puglia fosse in zona rossa, mi sentivo cullata dal fatto che fossi giustificata a non tornare a vedere amici e gente. Subito dopo la quarantena facevo fatica a respirare, anche il solo camminare veloce o piano che fosse mi provocava un affanno non indifferente. Inoltre sono stata molti giorni ferma e con il cortisone, che ad un certo punto ho dovuto prendere, mi sono gonfiata moltissimo. Ci sono persone che si sono riprese subito, altre che sono state in condizioni anche più gravi della mia, so bene che varia da persona a persona, ma il Covid, in un certo senso, sa colpire anche quando è lieve, perché prima ti strappa alla normalità, poi ti toglie l’ossigeno, poi, se hai la fortuna di migliorare, ti fa tornare a respirare, ma ti chiude in una bolla solitaria, da cui per alcuni è difficile uscirne, ci si scopre fragili, io pensavo di non esserlo perché sono giovane e in salute e ringrazio ogni giorno per il fatto che abbia preso me e non i miei genitori, ma quello che non mi ha fatto fisicamente, me lo ha fatto mentalmente” – ha concluso. A questi timori, racconta ancora Martina, si aggiungono quelli che riguardano la possibilità di contagiarsi di nuovo e di poter, inoltre, essere veicolo per gli altri.

Lo conferma anche Giulia, una mamma e parrucchiera 40enne, positiva per oltre un mese. “Ho il terrore di poter tornare a vivere questo incubo  – ha raccontato – chi mi da la certezza di avere sviluppato abbastanza anticorpi. Non riesco più a tornare alla vita di prima, oltre ai sintomi come affanno, costante debolezza alle gambe, mi affligge la perdita di capelli, non è bello, soprattutto per una donna. Inoltre, ero una dormigliona, ora non riesco più ad essere rilassata, soffro di insonnia” – ha sottolineato. Giulia, va specificato, ha avuto 11 giorni di febbre alta a 39, molta debolezza e due svenimenti nel corso del suo periodo di isolamento. “Per fortuna non ero sola, c’era mia madre ad aiutarmi. E’ stato un periodo difficile, in cui non ho neanche potuto salutare i miei cari scomparsi, dando loro l’ultimo saluto. Adesso sto ricominciando a lavorare, mi sto lentamente riprendendo, molto lentamente. Non è facile, non sempre ce la faccio” – ha concluso.

“Quando esco di casa mi manca il fiato – ha raccontato Roberto, barese 36enne (anche lui preferisce non dire il suo vero nome) – non è per i sintomi, io ora sto bene per fortuna. Sono dovuto tornare a lavorare perché non posso certo permettermi di perdere giornate, bisogna andare avanti, ma la verità è che il tempo molte volte è fermo a quei giorni. Mi stanco subito, non ho pazienza e i polmoni ogni tanto mi ricordano che devo fare grossi respiri e lunghe pause: come glielo spiego ai miei datori di lavoro? Ti vedono in piedi, ti vedono sorridere, pensano che sia tutto ok. La gente va avanti, io so che non sarà facile. Sono pronto ad intraprendere un percorso terapeutico per uscirne. Tanti amici ne sono usciti serenamente, purtroppo qualcuno invece l’ho anche perso, in altri casi ne esci, ma non del tutto. Pensano tutti che con la negatività si guarisca, la verità è che tra sintomi, fragilità e poca energia, il Covid ti resta ancorato. E ti cambia per sempre” – ha concluso.


© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

ConfagricolturaBari
CattolicaBari

LASCIA UN COMMENTO:

Scrivi il tuo commento
Il tuo nome qui