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Dieci ex dipendenti della Fiera del Levante si sono trovati disoccupati a causa della mancata realizzazione del cinema sempre all’interno del quartiere fieristico. A raccontarci la vicenda è uno dei dieci dipendenti. “A fine maggio 2015, ingenuamente, presentammo le dimissioni volontarie – racconta –  con la promessa e l’impegno, poi non mantenuto, della assunzione nella nuova struttura di pubblico spettacolo da costruirsi nel quartiere fieristico barese, un cinema multisala. Struttura che non è stata più realizzata, come invece prevedeva l’accordo tra Ente Fiera e l’impresa costruttrice, facente capo alla società costituitasi per la gestione del multisala, sancito da uno specifico contratto di locazione pluriennale stipulato a giugno 2015”.

In poche parole durante le fasi di spostamento dei dipendenti a causa della crisi economica in cui era caduto l’ente, nove di loro optarono per il trasferimento nel cinema che doveva essere costruito.

“La querelle tra Ente Fiera e chi doveva realizzare il cinema è continuata per sei anni, giungendo ormai alla sua prossima conclusione con la sentenza di sfratto del tribunale dell’area di cantiere – continua il racconto –  risultante di fatto abbandonata con cumuli di macerie rivenienti dagli scavi e non portati a discarica, ponteggi accatastati nell’ex parcheggio del piazzale 202 ad occupare il suolo ed una gru ferma arrugginitasi nel tempo. Sfratto che dovrebbe essere reso esecutivo a fine giugno con lo sblocco a carattere nazionale, terminata l’emergenza per il Covid19 – continua la denuncia – Nel frattempo noi dieci ex impiegati ci siamo ritrovati disoccupati, senza più il sostegno di ammortizzatori sociali da 4 anni in qua, senza la possibilità di rientro in Fiera per due sentenze del tribunale del lavoro a noi sfavorevoli, per le quali ci sarebbe molto su cui dilungarsi, con le nostre famiglie da mantenere e senza ricevere il benché minimo supporto di autorità politiche, istituzionali e rappresentanti sindacali locali, sindaco di Bari e Presidente della Regione Puglia in testa, se non a parole giusto nei periodi di campagna elettorale, con le solite vane promesse rimaste puntualmente disattese”.


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