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Ho avuto il Covid-19, sono stato in isolamento per un mese, ma quando ho fatto la richiesta per ottenere il Green Pass la Asl non aveva effettuato la chiusura della malattia, dunque non risultavo tra i guariti”. A raccontarlo alla nostra redazione è Franco, un cittadino barese che ha impiegato circa due settimane per riuscire ad ottenere la certificazione verde valida, a partire dal 6 agosto, per poter accedere a servizi come ristorazione, competizioni sportive o eventi.  Ma andiamo per gradi.

E’ il sei marzo quando Franco scopre di essere positivo al Covid-19. Da allora inizia il suo isolamento, durato un mese, con sua mamma, anche lei positiva. Il 24 marzo la Asl lo chiama per effettuare il primo tampone, anche questo positivo. Nel frattempo Franco, da remoto, si muove per poter effettuare i certificati medici dal suo medico curante per trasmetterli in azienda e all’INPS. Il 30 marzo riceve “finalmente” dalla Asl esito di tampone negativo.

Da qui inizia la seconda parte della sua disavventura: “Il 31 marzo – spiega – ricevo una liberatoria dalla Asl dove mi dicono che sono guarito dal Covid, nel frattempo anche il mio medico curante fa una mail che invia sia a me, sia alla Asl comunicando dell’avvenuta guarigione. Consapevole di questo, mi sentivo abbastanza tranquillo, così quando è venuto fuori il discorso Green pass, avendo già l’app Io sul telefono e avendo ricevuto una mail dal Ministero della Salute in cui si comunica che tutti gli aggiornamenti, compreso il certificato, sarebbero arrivati lì, ho semplicemente atteso” – racconta ancora.

Da allora passa un po’ di tempo, intanto però del certificato non c’è nessuna notizia. “Mi sono insospettito – specifica – anche perché nel frattempo, tutte le persone che conosco e che si erano vaccinate, lo avevano ricevuto automaticamente sull’app dopo qualche giorno. Ho atteso perché sapevo che dopo essere guarito dalla malattia, ci sono sei mesi nei quali non ho bisogno di fare il vaccino, dunque si ha diritto ad avere il green pass” – sottolinea ancora. Da qui la decisione, in assenza di altre risposte, di muoversi autonomamente.

Franco digita così il numero 1500, attivato da poco proprio per chiedere informazioni riguardo alla certificazione verde. Dall’altro lato del telefono gli rispondono che non risulta che sia stato ammalto di Covid. Da qui la necessità di contattare la Asl di Bari che ad avvenuta guarigione gli ha inviato la liberatoria. “Al telefono mi hanno detto che dovevo rivolgermi al mio medico curante perché non era di loro competenza, ma spettava invece a lui comunicare la fine della malattia, cosa al quanto strana visto che il tampone me l’hanno fatto loro. Non mi arrendo e vado avanti, provo a chiamare la piattaforma Java. Qui mi rispondono che possono supportare solo medici e operatori sanitari. Nonostante fossi abbastanza spazientito ho chiesto loro di aiutarmi spiegando il problema. Sono stato fortunato in questo caso, perché la signora dall’altro lato del telefono ha effettuato la ricerca, dicendomi che la mia malattia risultava. Anche qui però mi dicono che l’unico che può intervenire è il medico curante” – sottolinea specificando che, stando a quanto riferito dalla signora al telefono è il medico curante a non aver effettuato la pratica di chiusura della malattia.

A questo punto mi sono rivolto al mio medico curante – ha spiegato Franco – lui, arrabbiatissimo, mi ha spiegato che non ero l’unico a trovarsi in quella situazione. Tanti altri pazienti come me non riuscivano ad avere il Green pass. Insomma, la Asl non ha fatto altro che fare da scarica barile ai medici di famiglia. A questo punto mi sono nuovamente attivato personalmente, d’altronde diversamente non era possibile. Purtroppo per poter ottenere risposte ho dovuto prendere mezza giornata di ferie. Ho utilizzato quelle ore per andare all’Asl sul lungomare Nazario Sauro. Dopo aver bussato a 4 porte e aver atteso circa tre quarti d’ora sono riuscito finalmente ad ottenere informazioni: era la Asl a non aver effettuato la chiusura” – racconta ancora specificando che nella stessa mattinata, per la stessa ragione, nella sala d’attesa si sono accumulate una decina di persone arrabbiatissime poiché inesistenti per il sistema e dunque impossibilitate a ricevere il Green pass.

Ad aggravare la situazione, come se non bastasse, il fatto che la mancata chiusura della pratica ha avuto conseguenze anche sulla domanda Inps che, ad oggi, dopo cinque mesi, non gli attribuisce ancora la malattia.

“E’ una barzelletta tipicamente italiana, non solo meridionale – sottolinea – sarò sincero, non mi interessa neanche avere il Green pass, non vedo come possa essere la soluzione al problema, ma se il Governo mi dice che ne ho diritto e poi mi viene negato, c’è qualcosa che non va. E’ diventata una questione di principio. Non ero l’unico con quel problema, tanti in fila con me arrabbiatissimi. Per fortuna ho risolto anche per mia madre e mio figlio, con lo stesso disagio. Dopo una settimana da quell’incontro ho poi finalmente ricevuto sull’app il Green pass. E’ davvero assurdo che si facciano le leggi, ma non si capisce come farle rispettare” – ha concluso.


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