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Salgono a 5 le regioni italiane dichiarate rosse dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. A Sicilia, Sardegna, Toscana e Marche, si è aggiunta infatti anche la Calabria. Tutto il resto d’Italia è invece in giallo, ad eccezione del Molise e della Provincia autonoma di Bolzano, in verde.

Nel resto d’Europa invece, la Spagna è interamente in rosso scuro. Lo stesso vale per Cipro, la Corsica, parte dell’Irlanda e la Francia meridionale in cui si contano più  di 500 casi di Covid ogni 100mila abitanti. Rosse, con casi tra i 200 e i 500 ogni 100mila abitanti, sono anche la maggior parte della Grecia, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Svezia, Malta e tutto il Portogallo.

Un contesto, quello attuale, che vede un costante aumento dei contagi, con il tasso di positività in salita. Negli ultimi giorni è infatti aumentato del 3%, con un maggiore sovraccarico, seppur ancora lieve, delle terapie intensive e degli ospedali. Intanto, il ministro della Salute Roberto Speranza, spinge sui vaccini.

“Oggi in Italia superiamo il 70 per cento di persone vaccinabili che hanno avuto almeno la prima dose. È un risultato molto incoraggiante”- scrive su Facebook – “dobbiamo continuare su questa strada perché i vaccini sono lo strumento migliore per aprire una stagione diversa. Grazie a tutta la squadra che lavora ogni giorno a questo obiettivo in ogni angolo del Paese” – ha concluso.

In particolare, il 65% degli italiani che hanno più di 12 anni, si sono vaccinati contro il Covid con entrambe le dosi. Un risultato che, secondo il Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo “si deve anche ai giovani nella fascia 12-19 anni che da soli hanno richiesto negli ultimi giorni oltre il 20% delle dosi”. Dal 16 agosto, ha ricordato inoltre Figliuolo, tutti i ragazzi dai 12 ai 18 anni potranno vaccinarsi senza prenotazione.

Intanto, in Italia, il 5,5% dei casi, ovvero 240.105, con 14 morti, riguarda la fascia tra 0 e 9 anni, mentre il 10,0% (436.938) con 16 decessi, riguarda invece quella tra i 10 e i 19 anni. Ragion per cui la Società di Pediatria ha richiesto, tramite appello, di estendere le vaccinazioni anche ai più piccoli.


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