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Il “nodo verde” non convince le 35 associazioni raggruppate nella consulta per l’ambiente, un pool di esperti che si interfaccia col Comune di Bari. Il loro è un parere contrario, senza mezze misure. Ed è inevitabile evidenziare dei dubbi su un progetto finanziato dal Pnrr e che interesserà circa 160mila mq con l’obiettivo di ricucire il centro con le periferie.

Il progetto si pone l’obiettivo di riconfigurare questa parte di città aumentandone la permeabilità sia in relazione alla quantità di nuovi spazi verdi (la collina) e alla riqualificazione di quelli esistenti (piazza Umberto), sia in termini di flussi e mobilità pedonale ciclabile, sia in termini di nuovi servizi da attivare all’interno del grande contenitore dell’ex Caserma Rossani.

Secondo le prime indiscrezioni il cantiere potrebbe partire nel 2023. Insiste su un’area urbana che include tutto il fascio ferroviario compreso tra corso Italia e via Capruzzi sull’asse nord-sud e da corso Italia a via Eritrea sull’asse ovest-est. Tante le ricadute positive ma sono numerose anche le perplessità.

“Il nodo verde è un progetto assurdo per Bari – ci spiega Antonella Calderazzi, presidente della Consulta e docente del Politecnico -, perché non risolve il problema della ricucitura della città e ne stravolge l’aspetto complessivo”. Sotto accusa l’idea dell’archistar Fuksas del parco soprelevato sui binari.

“A quanti metri d’altezza sarà posta questa fascia sopraelevata? – prosegue Antonella Calderazzi -. E come sarà raggiungibile? E con quale copertura verde verrà realizzata? A cosa serve spendere tanto denaro per una pedana definita “parco pubblico” se non ci sono alberi? Ci sono altri interventi più urgenti e necessari”, conclude.


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