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Buste di rifiuti accatastate una sopra l’altra. Il bidone strapieno che non basta a contenere gli scarti. I cattivi odori come consuetudine e le strade sempre meno accoglienti. La foto d’anteprima racconta una scena di vita quotidiana in via Dalmazia, nel quartiere Madonnella di Bari.

Il degrado urbano è riscontrabile anche in pieno centro, nelle vie dello shopping e in quelle visitate dai turisti. O al rione San Pasquale e Libertà arrivando anche a Poggiofranco. Infatti nel capoluogo pugliese dal 2019 si è allentato il percorso virtuoso del porta a porta tra non riciclabile (indifferenziato), carta, vetro, plastica e metalli.

Più di metà del capoluogo pugliese è scoperto dal servizio e bisogna conferire nelle piccole discariche a cielo aperto che si creano in prossimità dei bidoni nelle isole ecologiche. Il limite è il concorsone di Amiu per aumentare il numero di operatori, fermo dal lockdown. Mentre i cittadini chiedono sempre più di frequente quando potranno avere le pattumelle condominiali o delle singole abitazioni.

Il porta a porta arriverà anche in tutto il San Paolo, Carbonara, Ceglie e Loseto. Ma con tempistiche incerte. Secondo l’osservatorio dei rifiuti della Regione Puglia, Bari ha perso il 4% di differenziata (scesa al 37,54%) nei primi otto mesi del 2021 rispetto all’anno precedente (era al 41,48%). Tanti anche i dubbi sulla qualità di quello che viene differenziato. Il Comune ha più volte mostrato preoccupazione per quella percentuale di differenziata che va sempre più abbassandosi di anno in anno. Senza l’ampliamento del porta a porta (che attualmente non è possibile a causa dello scarso numero di operatori Amiu) la situazione sicuramente non migliorerà.


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