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Per la prima volta l’occupazione femminile scende in Italia. Non accadeva dal 2013. E’ quanto emerso dai dati del bilancio di genere del 2020. Nell’anno segnato dall’emergenza sanitaria, in particolare, l’occupazione femminile è scesa al 49%, un calo che ha riguardato di più le giovani al Sud e nelle isole.

Ad essere penalizzate soprattutto le donne con figli, sono impiegate il 25% in meno delle coetanee senza figli. Parallelamente rallenta anche la crescita delle imprese femminili, dopo l’aumento costante che si era registrato dal 2014. Pochi i progressi sul fronte delle dirigenti, nel 2020 non c’è nessuna donna amministratore delgato nelle grandi aziende quotate nella Borsa Italia.

Preoccupa particolarmente la situazione in Puglia. A denunciarlo Coldiretti secondo il quale, a pagare il prezzo più alto sul fronte occupazionale sono state proprio le donne con il 70% dei posti di lavoro persi a causa della crisi economica e occupazionale per la pandemia da Covid 19, una inversione di tendenza – ha sottolineato Coldiretti “preoccupante anche in agricoltura dove va sostenuta con strumenti adeguati la voglia delle donne di impegnarsi nello sviluppo rurale”.

“La manovra di bilancio contiene interventi significativi per le imprese agricole femminili – ha affermato la leader nazionale e pugliese di Coldiretti Donne Impresa, Floriana Fanizza –  grazie anche alla proficua collaborazione tra Coldiretti e Ismea, che ha portato l’estensione alle imprese agricole femminili senza limiti di età delle agevolazioni finora previste solo per i giovani e un ulteriore stanziamento di 5 milioni di euro per il 2022 per incentivare con un fondo rotativo nuove attività imprenditoriali delle donne in agricoltura” – ha sottolineato.

Sono quasi 24mila le aziende agricole ‘rosa’ che stanno dando un volto multifunzionale e innovativo con professioni antiche riviste in chiave moderna, in agricoltura, silvicoltura e pesca in Puglia, dove quasi una azienda agricola su 3 è guidata da donne e cresce anche il numero di agriturismi in rosa (+ 3,7%), passati da 286 a 305 in Puglia, a dimostrazione di quanto le imprenditrici siano riuscite, aggiunge Coldiretti Puglia, a cogliere al massimo le opportunità offerte dalla multifunzionalità in agricoltura.

“Strategico supportare e incentivare l’imprenditoria femminile in agricoltura – ha aggiunto Fanizza – che offre notevoli potenzialità occupazionali, puntando sulle giovani donne, considerato che in Puglia per esempio il 54% delle domande per i nuovi insediamenti sono state presentante proprio dalle imprenditrici in erba. L’agroalimentare può offrire 100mila posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni in Puglia con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale, ma anche un nuovo welfare in campagna” – ha sottolineato.

I progressi sono lenti e i divari di genere persistono nel mondo del lavoro e a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni, per cui Coldiretti ha chiesto investimenti seri nelle infrastrutture di supporto alle imprenditrici femminili nelle aree rurali, rendendo fruibili e maggiormente rispondenti alle esigenze delle imprenditrici gli strumenti del PSR e della PAC.

“Sotto questo aspetto – ha detto infine – va sottolineata l’esigenza di rafforzare il nuovo welfare nelle aree interne per consentire di mettere un argine allo spopolamento. Pensiamo agli agriasilo per consentire alle donne di non rinunciare alla maternità e coniugarla con il lavoro alle fattorie didattiche e a quelle di agricoltura sociale, che in alcuni territori potrebbero rappresentare un presidio insostituibile. Crediamo che la multifunzionalità dell’impresa agricola possa essere una chiave da un lato di creazione di lavoro, dall’altro di risposta al tema dell’inclusione sociale” – ha concluso.

“L’allarme globale provocato dal Covid ha dunque fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma anche le fragilità presenti in Puglia – ha concluso Coldiretti Puglia – sulle quali occorre intervenire per creare nuovi posti di lavoro, difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali”. In Europa, le donne occupate sono il 62,7%.

Foto repertorio


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