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“Ciao Carissima Zia Maria”. Così Francesco Garibaldi comincia un lungo post per salutare sua zia Maria Messeni Nemagna, una delle eredi del teatro Petruzzelli, morta a 97 anni.
“Innanzitutto – scrive – ci ha lasciato una persona ed una zia sempre presente affettuosa con tutti, in particolar modo con noi nipoti, con un’attenzione sempre speciale per Menotti sin dal giorno della sua nascita. Con zia Maria se ne va un altro importante pezzo della storia del Teatro Petruzzelli, a cui era intimamente legata, e per il quale si è impegnata tanto insieme a noi per difenderlo da chi voleva appropriarsene indebitamente, per tutelarne la storia ed il valore culturale, etico e morale.
Zia Maria – prosegue – ha avuto anche un ruolo da protagonista nella storia e nella ricerca della Medicina avendo svolto per tanti anni con passione e totale abnegazione il ruolo di Professore Ordinario prima e poi di Professore Emerito di Istologia ed Embriologia Generale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Genova. Proprio un paio di settimane fa, chiacchierando telefonicamente delle sue c9ndizioni di salute e di quanto si sentisse stanca, abbiamo ripercorso in un rapido excursus le varie tappe della sua vita professionale che è stata centrale nella sua vita. Era orgogliosa, giustamente e meritatamente, di aver ottenuto anche il riconoscimento, per l’alto valore della sua attività, di Active Member of New York Academy of Sciences, e ribadiva con orgoglio di essere stata l’unica donna nel suo campo ad aver ottenuto questo riconoscimento.
Ed io sono felice di onorare il suo impegno ed il suo grande sacrificio nello svolgimento della sua vocazione professionale ricordando questi suoi traguardi che non ne cambiavano il cuore. Ha saputo superare innumerevoli difficoltà, a cominciare dalla sua vista precaria, e poi ulteriormente compromessa proprio per l’instancabile attività di ricerca. Ma anche quando le difficoltà visive erano diventate importanti non ha mai smesso la sua attività di ricerca, quella accademica ed i tanti impegni sociali che portava avanti con assoluta naturalezza. Gran parte dei medici che l’hanno curata avevano sostenuto con Lei esami difficili, impegnativi, sapendo che lei non faceva sconti sulla necessità di preparazione e di piena conoscenza, ma proprio per questo erano motivo di sentimenti di profonda gratitudine per quegli insegnamenti. A me resta un mondo di ricordi e di attenzioni in cui sapeva manifestare il suo grande e tenero affetto. Il dispiacere di non esser potuto andare a Genova – conclude – è lenito dalla consapevolezza che una comunione di bene così non si interrompe mai, e nella consapevolezza che persone così ti restano dentro e non vanno mai veramente via”.

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