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Ictus, in Italia servono 300 centri: ne mancano 100

Pubblicato da: redazione | Dom, 26 Giugno 2022 - 19:00
sala operatoria medici

In Italia mancano almeno 100 centri per l’ictus, che colpisce oltre 100mila persone ogni anno: ne servirebbero 300 in tutto il Paese, ma al momento ce ne sono 190 e per l’80% sono concentrate nelle regioni del Nord. Inoltre solo il 37% dei pazienti viene curato con tecniche all’avanguardia. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), riuniti in occasione del congresso ‘Rome Peripheral Interventions’ che si chiude oggi a Roma.

 Secondo gli esperti sono “ancora poche le Stroke Unit dove trovare tutte le terapie migliori per l’ictus. Meno della metà delle vittime dell’ictus riceve cure adeguate e tempestive e meno del 40% viene trattato con la trombectomia intracranica, l’intervento più all’avanguardia per la riapertura dei vasi occlusi da eseguire fino a 16/24 ore dall’esordio clinico”.

La trombectomia intracranica è una tecnica sicura e in grado di ridurre la disabilità residua dopo un ictus – si spiega in una nota – Questo sistema ‘libera’ i vasi ostruiti attraverso una procedura percutanea, ed è oggi una valida alternativa alla trombolisi con farmaci anche perché ha una finestra di intervento più lunga, fino a 16/24 ore dalla comparsa dei sintomi in pazienti adeguatamente selezionati con studio di perfusione, contro le 4,5-9 ore al massimo della trombolisi endovenosa. Una differenza di tempo fondamentale per i pazienti.

“L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidità nel mondo, la seconda causa di demenza e la terza causa di mortalità nei paesi occidentali – afferma Giovanni Esposito, presidente GISE -. In Italia si registrano ogni anno poco più di 100mila casi di ictus, dei quali circa un terzo porta al decesso nell’arco di un anno e circa un terzo a invalidità seria o significativa: oggi quasi un milione di italiani convive con le conseguenze invalidanti di un ictus cerebrale, sempre più irreversibili e gravi all’aumentare del tempo trascorso prima di un intervento che elimini l’occlusione di un’arteria cerebrale. Questo evento, che interrompe il flusso di sangue a un’area più o meno vasta del cervello ed è causa di circa l’80% dei casi di ictus, può essere risolto con una trombolisi, ovvero con farmaci specifici che ‘sciolgano’ il coagulo, o con la trombectomia, un intervento di rivascolarizzazione che si esegue per via percutanea, attraverso l’inserimento di speciali cateteri per via femorale”.

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