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Ornella Vanoni: una laurea e una vita, ancora fuori dal coro

Sette decenni di musica senza mai snaturarsi

Pubblicato da: Ylenia Bisceglie | Ven, 13 Giugno 2025 - 11:41
rubrica bl24 (61)
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A 90 anni, Vanoni riceve la laurea honoris causa in Musica, Culture, Media e Performance dall’Università Statale di Milano.

Non è un traguardo, è un’ovazione. E no, non è l’ennesima celebrazione nostalgica. È il riconoscimento a un’artista che ha saputo attraversare il tempo con voce, spirito e ironia.

Sorridente, elegante, imprevedibile come sempre, si siede al piano, canta “Senza fine” e tutto il pubblico applaude alla sua arte musicale e a quella di vivere.

“Non ho mai studiato. Sono una cialtrona. Ma i miei genitori sarebbero fieri”, dice dal palco.

Ma la verità è che cialtrona, nella musica non lo è mai stata.

La sua storia inizia nel 1959 con “Ma mi”, brano scritto da Giorgio Strehler. Da lì, una traiettoria libera, mai allineata. “Che cosa c’è”, “L’appuntamento”, “Domani è un altro giorno”, “Tristezza”, “La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria”… titoli che non sono solo canzoni, ma frammenti di memoria collettiva.

Nel corso dei decenni, la Vanoni ha scelto di non dedicarsi ad un solo genere: dal jazz alla musica brasiliana, dalla canzone d’autore al pop sofisticato. Ha cantato con Toquinho, Gino Paoli, Paolo Conte, Vinicius de Moraes, Lucio Dalla e, più recentemente, ha duettato con giovani artisti come Francesco Gabbani, Elodie, Mahmooud e molti altri.

Ricevere una laurea a 90 anni potrebbe sembrare l’epilogo di una leggenda. Per Vanoni, invece, è solo un altro capitolo da vivere con la solita leggerezza e verità, quella che da sempre dimostra nelle sue canzoni e nelle ospitate in tv.

Ornella non si è mai nascosta dietro un personaggio. Ha parlato apertamente di fragilità, ansia, solitudine, amore, tempo che passa. Ci ha fatto sorridere, emozionare e fatto ballare da giovane e continua a farlo ancora oggi.

“L’arte è qualcosa che ti chiama, e ti tiene dentro finché ne sei capace,” ha detto.

La Statale di Milano ha voluto così riconoscere ufficialmente un patrimonio culturale vivente, che ha attraversato sette decenni di musica italiana senza mai snaturarsi.

Con la voce, ma anche con la testa. Con lo spirito. Con una risata fuori tempo che sa rompere ogni rigidità.

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