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Il metal detector nelle scuole di Bari? Lacopolla: “Un fallimento educativo”

Il dissenso dell'Assessore alla Conoscenza e Pubblica Istruzione

Pubblicato da: redazione | Lun, 2 Febbraio 2026 - 09:57
scuola studenti
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Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e quello dell’Interno Matteo Piantedosi hanno diffuso una circolare per rafforzare la sicurezza all’interno delle scuole, che prevede tra le altre cose anche la possibilità di introdurre controlli coi metal detector all’ingresso degli edifici scolastici per effettuare controlli (anche) a sorpresa.

“Non posso che condividere che la sicurezza costituisca una condizione di libertà, ma soprattutto un diritto fondamentale per la convivenza civile di una comunità – chiarisce Vito Lacoppola, assessore alla Conoscenza e Pubblica Istruzione.

È legittimo – dice- allora chiedersi come si sia arrivati a immaginare strumenti di questo tipo nei luoghi dell’educazione, che dovrebbero essere spazi di crescita, fiducia e inclusione. La sicurezza si costruisce prima di tutto con investimenti educativi, sociali e culturali, non trasformando le scuole in luoghi di controllo.

Mi chiedo – continua l’assessore –  quale prezzo pagheranno studenti e studentesse? A mio modesto avviso con i metal detector nelle scuole e, magari domani (speriamo di no)con tornelli e vigilanza armata, vivremo il vero fallimento della funzione educativa della scuola e famiglia , le due principali agenzie educative che negli ultimi anni hanno smesso di dialogare e, soprattutto, di collaborare tra di loro per il bene, la crescita e la formazione dei più giovani.
Da un lato si è persa la passione e la voglia di “ascoltare” al di fuori dei programmi didattici i propri alunni e dall’altro ci si è posti con atteggiamenti sfidanti, arroganti e di superiorità nei confronti dei docenti.

Per chi crede – spiega Lacoppola –  in una scuola educante ed inclusiva, e non certo in una scuola “escludente” o “esclusiva”, che chiude fuori al portone il disagio giovanile, si dovrebbe mettere in atto una vera rivoluzione culturale che porti nuovamente al dialogo e alla collaborazione tra Scuola e Famiglia, che riparta dall’ascolto dei ragazzi con l’ausilio di pedagogisti, psicologi, assistenti sociali e tutti i professionisti a supporto della genitorialità e dell’adolescenza. Servirebbe – conclude –  istituzionalizzare nelle nostre scuole tutti quei progetti di educazione all’affettività e soprattutto creare in pianta stabile degli sportelli di ascolto per ragazzi e ragazze, di supporto alla genitorialità per le famiglie”.

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