Dall’assenza di sicurezza alle vertenze ancora aperte, a Bari il tema del lavoro continua a essere travagliato e attraversato da ostacoli. Una realtà meno rumorosa rispetto alle grandi crisi, ma non per questo meno solida. Anzi, spesso più difficile da leggere perché è proprio nella normalità apparente che si annidano le fragilità più diffuse che vedono tantissimi lavoratori affrontare ancora oggi problematiche e scontrarsi ogni giorno con l’assenza di diritti. Ma andiamo per gradi.
Nel capoluogo pugliese il tessuto occupazionale, soprattutto nel terziario e nella grande distribuzione, regge: non ci sono oggi esplosioni di crisi tali da travolgere interi comparti, e alcune vertenze sono state gestite evitando impatti immediati sui lavoratori. È il caso dello Spazio Conad di Casamassima, dove la proroga degli ammortizzatori sociali fino al 2026 ha consentito di disinnescare una situazione che rischiava di diventare critica. Ma le criticità non mancano, basta spostare il focus sul caso Clair Italia il cui fallimento ha avuto ripercussioni sul territorio oppure alla situazione di Piazza Italia che continua a essere monitorata, con ricadute anche sui punti vendita baresi con un quadro che, seppur non registra effetti occupazionali devastanti, resta incerto. A tenere insieme queste fragilità è soprattutto il tema della sicurezza, che continua a rappresentare una delle emergenze più evidenti. I dati nazionali parlano chiaro, nel quadriennio 2022-2025 sono state 4.314 le vittime sul lavoro in Italia. Nei primi mesi del 2026 si registra una riduzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma si tratta di un segnale che non basta a indicare un cambio strutturale. La Puglia, intanto, resta sopra la media nazionale per incidenza di mortalità. Un dato che restituisce l’immagine di un rischio ancora radicato, che colpisce in modo diseguale lavoratori stranieri, più esposti, e fasce d’età avanzate.
Emblematico, in questo senso, è il caso della vigilanza privata. Negli ultimi mesi tra Bari, Bat e Brindisi si è registrata una recrudescenza degli assalti ai portavalori, con lavoratori esposti a rischi elevatissimi. Accanto alla sicurezza, resta aperta anche la questione dei diritti. Il dumping contrattuale continua a incidere soprattutto nel commercio e nel turismo, dove la presenza di contratti pirata si traduce in salari più bassi e minori tutele. Una dinamica che alimenta una competizione al ribasso e che finisce per incidere sull’intero sistema economico locale. Il lavoro sommerso, poi, non è scomparso. Ha semplicemente cambiato forma. Lo evidenzia Marco Dell’Anna, di Uiltucs Puglia il quale sottolinea che ad oggi “si manifesta attraverso part-time che diventano full-time di fatto”, inquadramenti non coerenti con le mansioni, contratti che nascondono rapporti subordinati. Forme nuove per problemi vecchi, che continuano a incidere sulla vita quotidiana dei lavoratori. In questo scenario si inserisce anche la vertenza Natuzzi, che resta uno dei dossier più delicati per il territorio. Il piano industriale ha aperto tensioni e interrogativi, mentre dal fronte dei lavoratori arriva una richiesta netta di intervento, ma anche di coinvolgimento nelle scelte.
“Non dobbiamo abbassare la guardia – ha aggiunto Dell’Anna – alcune situazioni sono state governate, ma resta necessario prestare attenzione. Oggi il tema della sicurezza è ancora un equilibrio fragile, a Bari il rischio corre non solo nei settori tradizionalmente più esposti, ma anche nel terziario, dove spesso si sottovalutano i rischi. Si registra un crescente numero di infortuni e disturbi legati allo stress lavoro-correlato con turni che stanno diventando sempre più pesanti. Senza dimenticare il comparto della vigilanza per il quale urge un piano strutturale di prevenzione. C’è ancora molta strada da fare”, conclude.
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