L’invasione dei parrocchetti verdi che da tempo sta interessando campagne e centri abitati pugliesi entra ora in una nuova fase di gestione istituzionale. A preoccupare sono soprattutto i danni alle colture, in particolare mandorleti e frutteti, sempre più spesso colpiti da stormi che si sono progressivamente radicati sul territorio.
A fronte dell’aumento delle segnalazioni da parte degli agricoltori, la Regione Puglia ha approvato un accordo con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente (DBBA), per le attività di monitoraggio e gestione del parrocchetto monaco. Contestualmente sono state adottate le prime linee di indirizzo per il controllo e la rimozione dei nidi sul territorio regionale, con particolare attenzione alle situazioni considerate critiche.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, vengono definite le prime linee operative per la gestione delle popolazioni della specie in Puglia, con indicazioni specifiche sulle modalità di intervento nei casi in cui sia necessario procedere alla rimozione dei nidi. Le linee guida, elaborate con il supporto scientifico dell’Università di Bari, stabiliscono protocolli tecnici, criteri per la tutela della biodiversità autoctona e procedure per lo smaltimento del materiale rimosso nel rispetto della normativa vigente.
Il parrocchetto monaco viene inquadrato come specie aliena invasiva e la Regione prevede procedure straordinarie di intervento nei soli casi di pericolo per la pubblica incolumità, danni alle infrastrutture e reti, o gravi danni all’agricoltura.
Nel documento sono inoltre indicate le modalità operative relative ai nidi: le uova dovranno essere distrutte immediatamente, mentre i nidiacei saranno sottoposti a soppressione eutanasica da personale specializzato secondo le indicazioni ISPRA.
La strategia regionale non si limita però alla sola rimozione dei nidi. È previsto anche un percorso strutturato di gestione della specie invasiva, che include la formazione di operatori specializzati. In questa direzione, entro maggio 2026 partirà un corso regionale per la formazione del personale autorizzato alla gestione dei parrocchetti invasivi. Il corso è pensato anche in vista di future attività di controllo che, nel rispetto delle autorizzazioni previste dalla normativa, potranno comprendere sistemi di cattura con reti e gabbie-trappola e interventi di contenimento selettivo anche tramite sparo.
Secondo quanto evidenziato da Coldiretti Puglia, la diffusione dei cosiddetti “pappagalli verdi” è stata favorita anche dalla tropicalizzazione del clima e ha progressivamente interessato diverse aree del territorio regionale, partendo dal primo insediamento registrato a Molfetta fino alla diffusione in numerosi comuni della provincia di Bari e oltre, con una presenza sempre più estesa anche nell’entroterra.
La specie, identificata come Myiopsitta monachus Boddaert, si è diffusa rapidamente grazie alla capacità di costruire grandi nidi multifamiliari e alla forte adattabilità. Il problema principale resta l’impatto sulle colture: i parrocchetti si alimentano delle mandorle, rompendo il guscio legnoso ed estraendo il frutto, oppure danneggiando direttamente i raccolti sugli alberi.
La Puglia rappresenta uno dei principali bacini nazionali della produzione di mandorle, con una quota significativa della superficie coltivata e della produzione italiana concentrata soprattutto nella provincia di Bari.
Accanto ai parrocchetti, Coldiretti segnala anche altre criticità legate alla fauna selvatica e invasiva, dagli storni che colpiscono l’olivicoltura fino al granchio blu lungo le coste, oltre ai danni causati da cinghiali, lupi, cani inselvatichiti, lepri e cormorani, con un impatto economico complessivo stimato in decine di milioni di euro.