“Per la prima volta viene contestato il metodo mafioso in relazione a una organizzazione albanese radicata direttamente sul nostro territorio”. Lo ha dichiarato il procuratore di Bari Roberto Rossi a margine della conferenza stampa sull’operazione congiunta tra Italia e Albania che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 26enne barlettano Francesco Diviesti e su un presunto sistema di riciclaggio internazionale.
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari insieme alla Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, è stata condotta con il supporto di Eurojust e ha coinvolto la Direzione investigativa antimafia di Bari e la Squadra Mobile di Andria. “C’è stata una grandissima collaborazione con Eurojust – ha spiegato Rossi – che ha sostenuto il lavoro sia delle forze dell’ordine sia delle autorità giudiziarie italiane e albanesi, oggi presenti qui a Bari”. Secondo il procuratore, l’inchiesta rappresenta “non solo la ricostruzione dell’omicidio, fermo restando ciò che emergerà nel processo, ma anche il recupero di ingenti profitti illeciti in Albania e la cattura di un importante latitante”.
Rossi ha parlato di “segnali importanti nella lotta alle mafie nelle loro dinamiche internazionali”, ricordando l’insegnamento di Giovanni Falcone e sottolineando la presenza sul territorio italiano di organizzazioni criminali albanesi “particolarmente pericolose”. Secondo quanto emerso dalle indagini, il 26enne Francesco Diviesti, ucciso nell’aprile 2025 e ritrovato morto nelle campagne tra Canosa e Minervino Murge, “sarebbe entrato nelle dinamiche mafiose albanesi e da quel conflitto sarebbe maturato l’omicidio”, ha spiegato il procuratore.
Al centro dell’inchiesta anche un presunto sistema di riciclaggio internazionale. “I profitti illeciti venivano trasferiti in Albania e in parte reinvestiti a livello internazionale, soprattutto nel turismo e nel mercato immobiliare”, ha aggiunto Rossi. Il procuratore ha poi precisato che “la grandissima maggioranza dei cittadini albanesi presenti sul territorio è perfettamente integrata e lavora onestamente”, evidenziando però come “tra gruppi criminali si creino alleanze”. “Per questo – ha concluso – è fondamentale costruire una forte alleanza tra autorità giudiziarie”. Rossi ha infine definito la presenza della mafia albanese in Puglia “un segnale evidente”, ricordando che si tratta di “una delle mafie più potenti del mondo, capace di gestire traffici internazionali di stupefacenti”.
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