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Rifiuti dalla Campania alla Puglia: sequestrate aziende, mezzi e beni per 2,5 milioni

I dettagli dell'operazione che ha portato all'esecuzione di 19 misure cautelari questa mattina all'alba

Pubblicato da: redazione | Mer, 27 Maggio 2026 - 11:28
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Una presunta filiera organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali, con migliaia di tonnellate di scarti industriali e urbani smaltiti illegalmente tra Puglia, Campania e Lazio. È quanto emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari nelle province di Foggia, Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina. L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari e dal Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, ha portato all’applicazione di sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per la durata di un anno.

L’indagine, coordinata dalla Dda di Bari con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è partita nell’ottobre del 2023 e si è sviluppata attraverso intercettazioni, videosorveglianza, pedinamenti e sistemi di tracciamento elettronico. Secondo gli investigatori sarebbe stata ricostruita una rete composta da società di intermediazione e aziende del settore che avrebbe gestito il trasferimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Tra questi scarti derivanti dal trattamento di rifiuti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata dei rifiuti urbani provenienti da impianti situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.

Le indagini avrebbero accertato che i rifiuti venivano accompagnati da documentazione falsa e classificazioni fittizie, con indicazione di siti di destinazione esistenti soltanto sulla carta. Una volta partiti dagli impianti, i carichi sarebbero stati invece scaricati illegalmente in cave dismesse, terreni agricoli, uliveti, vigneti e capannoni abbandonati nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Bari, Napoli e Frosinone. Particolarmente colpite, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le campagne del Foggiano. Camion provenienti dagli impianti di Napoli, Salerno e Caserta si sarebbero diretti ripetutamente verso le aree di Cerignola, San Severo, Lucera e dell’Alto e Basso Tavoliere, utilizzando trasportatori formalmente autorizzati che avrebbero consentito di eludere eventuali controlli.

In alcune zone rurali sarebbero nate vere e proprie discariche abusive a cielo aperto. Gli investigatori riferiscono che i conferimenti avvenivano soprattutto nelle ore notturne e che in diversi casi i rifiuti venivano successivamente incendiati, aggravando l’impatto ambientale e sanitario delle attività illecite. Il profitto illecito contestato ammonterebbe a circa 2,5 milioni di euro, somma per la quale è stato disposto il sequestro per equivalente. Sotto sequestro sono finite dieci società, circa sessanta automezzi e numerosi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati.

L’inchiesta arriva dopo una lunga attività investigativa che aveva già portato, nei mesi scorsi, al sequestro di una cinquantina di aree utilizzate per lo smaltimento abusivo dei rifiuti. Gli inquirenti evidenziano come l’indagine confermi il ruolo centrale di gruppi operanti tra Campania e Puglia nel traffico illecito dei rifiuti, un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del Mezzogiorno. Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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