Ci sono quartieri che cambiano pelle così velocemente da confondere lo sguardo di chi ci è cresciuto, ma non la memoria del cuore. La metamorfosi di San Girolamo, passata attraverso l’imponente opera di riqualificazione del lungomare IX Maggio e del suo waterfront, divide l’opinione pubblica tra i nostalgici del “si stava meglio prima” e i sostenitori della modernità. A fare chiarezza, con la forza dei ricordi vissuti sulla propria pelle, è la testimonianza (raccontata sulla community Vivere – La Voce di San Girolamo – Fesca – Marconi) di un cittadino barese classe 1959, che a San Girolamo ha vissuto la sua infanzia d’oro fino al 1974, anno del trasferimento forzato al quartiere San Paolo.
“Il lungomare di oggi mi piace moltissimo”, racconta, spezzando una lancia a favore della trasformazione urbana. “A prescindere dall’acqua del mare che a quei tempi era favolosa, le passeggiate che sto facendo in questi anni sul nuovo percorso mi fanno trovare benissimo. A chi dice che si stava meglio prima, io rispondo di no: all’epoca camminare a piedi da San Girolamo a Fesca era pericolosissimo a causa della strada e del traffico. Oggi, invece, mi godo il panorama, mi sento sicuro e cammino tranquillo”.
Una vittoria sul fronte della vivibilità e della sicurezza stradale che ha trasformato una periferia degradata e ostile ai pedoni in un salotto affacciato sull’Adriatico. Tuttavia, dietro le barriere frangiflutti e le moderne piste ciclabili, emerge un’ombra di malinconia che l’urbanistica da sola non può colmare. È il cambiamento antropologico di una Bari che non c’è più. “L’unico rancore che ho è per l’ambiente umano”, confessa il residente. “Passano gli anni e tutto il mondo è paese, ma all’epoca a San Girolamo eravamo tutti fratelli, ci volevamo bene. Ancora oggi, quando incontro gli amici d’infanzia, ricordiamo sempre quei momenti magici passati nei campetti della parrocchia”.
Un contrasto netto tra la bellezza fredda dell’oggi e il calore sociale degli anni ’70, ’80 e ’90, testimoniato anche dagli scatti fotografici d’epoca che mostrano la transizione da rione di pescatori e palazzine popolari a moderno waterfront urbano.
foto Vivere – La Voce di San Girolamo – Fesca – Marconi