Il dibattito sulla mobilità sostenibile a Bari continua a infiammare le piazze e i social, diviso tra chi rimpiange i vecchi parcheggi e chi vede nelle nuove infrastrutture l’unica via per una città moderna. In questo clima di scontro permanente, emerge però una netta controtendenza: una fetta sempre più grande di cittadinanza che difende a viso aperto la rivoluzione su due ruote, considerandola un diritto fondamentale per il futuro della comunità.
A dare voce a questo cambio di rotta sono i residenti stessi, stanchi di una viabilità ostaggio delle auto. “Per fortuna, per la felicità nostra e dei nostri figli, anche a Bari stanno nascendo piste ciclabili”, racconta un cittadino sulla bacheca del sindaco, sintetizzando il pensiero di molte famiglie che chiedono una città più vivibile e meno inquinata. La speranza, per chi ha scelto di sposare la mobilità dolce, è che la rete non resti un’opera a metà: “Io spero che queste possano attraversare tutti i quartieri ed arrivare direttamente sul lungomare”.
La transizione ecologica del capoluogo pugliese deve però fare i conti con un ostacolo molto più duro del cemento: l’abitudine alla sosta selvaggia. La stessa voce fuori dal coro evidenzia infatti il vero punto debole del progetto, legato a un limite tutto culturale. “Unica pecca è che non riusciamo a cambiare la nostra mentalità, quella dell’automobilista che, pur di non fare un centimetro di passo a piedi, vuole parcheggiare dentro l’attività commerciale”.
Questo vizio cronico di occupare le corsie ciclabili per le commissioni veloci si traduce in un pericolo quotidiano e inaccettabile. Non si tratta solo di una violazione del codice della strada, ma di una minaccia diretta alla pubblica incolumità. I veicoli fermi in mezzo alla carreggiata costringono chi pedala a scarti improvvisi nel flusso del traffico pesante, “sostando sulle piste ciclabili e mettendo a rischio la sicurezza di chi va in bicicletta”.