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Quando è stato il momento in cui ti sei detto “questo è il lavoro, la passione che voglio portare avanti”?\r\nQuando ho avuto la possibilità di seguire alcuni giorni della lavorazione di un film, a Londra negli anni ’80. Era il film “Caravaggio”, di Derek Jarman, ai Riverside Studios, con un’esordiente ma già magnetica Tilda Swinton. Non avevo neanche vent’anni, è stata un’esperienza fondamentale, di grande stimolo a proseguire una volta tornato in Italia.\r\n\r\nQual è il rapporto con i tuoi strumenti?\r\nEsiste un feeling particolare?\r\nLe attrezzature del cinema esercitano un grande fascino su di me. Le macchine da presa, però, subiscono innovazioni continue e posso noleggiarle solo quando mi servono “ufficialmente”. Non ho quindi quell’intimità che vorrei con una mdp mia personale, anche se penso che si stia avvicinando il momento di individuare un modello da tenere fisso in produzione. Talvolta uso un registratore audio digitale, per registrare suoni e conversazioni, ma le macchine che uso con più assiduità e che sono un po’ le mie compagne di viaggio, sono il kit tecnico di montaggio e postproduzione.\r\n\r\nQual è la tua filosofia, il tuo personale modo di vedere il mondo che quotidianamente riporti nel tuo lavoro?\r\nSento di avere uno sguardo personale nel mio modo di raccontare il mondo, ma non credo di poterlo codificare facilmente. Fondamentalmente mi “ascolto” e cerco di restituire allo spettatore le emozioni che provo io stesso, in maniera sincera. Dal punto di vista tecnico cerco di girare inquadrature che rechino un senso profondo e una propria ragion d’essere, al servizio della messinscena. Non muovo la mdp solo per muoverla.\r\n\r\nC’è stato un momento nella tua storia personale, in cui hai dovuto rimetterti in gioco completamente, ricominciare e rivoluzionare il tuo modo di vedere la tua passione?\r\nVedo il mio lavoro e la passione che lo sostiene come un viaggio ininterrotto, con pause e nuove partenze, curve e rettilinei, salite e discese.\r\n\r\nQuando è stato il momento, quel singolo istante in cui ti sei detto per la prima volta “Forse ce la sto facendo davvero”?\r\nQuando ho ideato il mio primo video, ero a cena in un ristorante di Bari, l’intuizione ha preso corpo tra l’antipasto e il piatto di portata. Ho capito due cose: che era una cosa che sapevo fare e che era la cosa che volevo fare.\r\n\r\nQual è il tuo personale obiettivo da raggiungere entro un anno da oggi?\r\nSbarazzarmi delle troppe questioni aperte, ritagliarmi del tempo “libero” e concentrarmi su pochi progetti.\r\n\r\n…e qual è il tuo obiettivo fisso, quello che ogni volta ricordi a te stesso?\r\nFare cinema vero e personale, che coinvolga lo spettatore in un viaggio lungo un film.\r\n\r\nVivi un rapporto particolare con i luoghi in cui hai lavorato? Esistono luoghi dove sei riuscito a sviluppare al meglio la tua passione?\r\nOgni lavorazione ha i suoi luoghi del cuore, quelli nei quali hai lavorato meglio. In generale negli alberghi ho la sensazione di avere una facilità nel girare, c’è già l’atmosfera. In hotel e pensioni trovo molto facile realizzare belle scene.\r\n\r\nCome vivi il tuo rapporto con i social? Li sopporti o diventano stimolo?\r\nI social media sono utili per ricevere feedback sul lavoro che faccio, pensato per incontrare un pubblico. Li trovo una risorsa preziosa.\r\n\r\nCredi che ad oggi ci siano luoghi ed eventi di confronto per il tuo lavoro?\r\nTroppo pochi, credo che dovremmo metterci tutti in gioco e fare uno sforzo per stare di più insieme, tra addetti ai lavori e appassionati, per confrontarci sui temi e sulle tecniche di racconto.\r\n\r\nLa passione che sviluppi ha un suo proprio linguaggio specifico? Nel tempo son stati creati siti internet dove potremmo curiosare e provare ad entrare nel tuo mondo?\r\nNon navigo molto in rete e quindi non ho fatto troppe scoperte. Al momento mi accontento della radio, che è forse tra i Media la mia vera finestra sul mondo. In particolare RadioTre Rai al mattino.\r\n\r\nSe un ragazzo di oggi decidesse di intraprendere la tua strada, cosa consiglieresti? Accetteresti apprendisti?\r\nQuasi tutti i miei apprendisti sono poi diventati collaboratori a tutti gli effetti, alcuni sono ancora al lavoro con me, altri hanno preso la loro strada dimostrandosi ottimi professionisti. D’altronde a me piace molto la filosofia della “bottega” e insegno in maniera continuativa, tra scuole di cinema e Accademie. Consigli specifici a mo’ di slogan faccio fatica a dispensarne, essendo il nostro un mestiere affascinante ma complesso. Una cosa però mi trovo spesso a sottolinearla: approfondire le regole della narrazione, specie per immagini, è una pratica che aiuta a mettere a punto una personale consapevolezza dello stare al mondo. Anche per chi del cinema non dovesse poi farne una professione.


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