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CAPVTO è il nome d’arte che l’eclettica compositrice, cantante e artista Valeria Caputo impiega per il suo progetto di elettronica. Il suo ultimo album, Supernova, segue il precedente Migratory Birds (2012) e spazia tra diversi generi: il suo sviluppo è stato parallelo a cambiamenti personali che hanno toccato l’artista tarantina.

Il nuovo lavoro vede la collaborazione del produttore e musicista Franco Naddei (Francobeat), del compositore elettroacustico Chris Yan, della chitarrista Daggher Moth, di Gianni Perinelli al sax baritono, di Roberto Shabu alla cornamusa e di Stefania Caputo al sax contralto e cori.

A quale pubblico potrebbe rivolgersi un album così eclettico come Supernova?

L’ascoltatore a cui mi rivolgo è semplicemente chi si imbatte nel mio disco e lo trova interessante. Non ho “studiato” un target ma se dovessi sognare un ideale d’ascoltatore mi piacerebbe fosse un tipo di persona molto rara. Sembra che io lo dica contro i miei interessi ma in realtà non è così.

Come nasce un brano di CAPVTO?

Le mie composizioni normalmente nascono dall’accoppiamento di idee antitetiche che trovano un accordo nella compensazione degli equilibri tanto che io non posso più ignorarle.

Si ricorre sempre più al crowdfunding per finanziare dischi. Quale l’esperienza con Supernova?

Con Supernova ho un po’ sbagliato tempistiche e ho voluto fare delle promesse che non sapevo se sarei riuscita a mantenere. Ancora oggi sono in attesa di capire se ce la farò o meno a stampare i vinili. Il crowdfunding mi ha comunque aiutata soprattutto a livello psicologico. La tensione che mi ha portato tutta questa situazione, con tanti sostenitori che credono in me, ha funzionato come una forte leva per portare a compimento il mio lavoro.

In questo album c’è persino un pezzo, The River, che vede a lungo protagonista la cornamusa. Non proprio il primo strumento che ci si aspetterebbe in un album che presta tanta attenzione all’elettronica.

The River è un pezzo che mi ha stupita. Un flusso di musica che dura 16 minuti: pensavo fosse una buona provocazione che in controtendenza a tutto l’album servisse come momento di distensione per lo spirito. Non avrei mai pensato che riscuotesse tutto il successo che sto riscontrando. Oppure ho fatto un ottimo lavoro.

Quanta Puglia c’è nella musica di CAPVTO?

La Puglia per me è un tasto dolente…in particolare la mia città, Taranto. Il solo pensiero mi ferisce profondamente, per tutti i conflitti che suscita in chi la ama come luogo della propria nascita. Non so se questo significa qualcosa nella mia musica. Forse solo il fatto di esserci nata e cresciuta ha per forza di cose influenzato il mio pensiero. Non saprei decifrare una caratteristica diretta riscontrabile nella mia scrittura o nella mia lirica.

Almeno in questo album. https://www.youtube.com/watch?v=d3vvknVCVAc

 

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