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12/06/2016\r\n\r\nOmar Mateen spara in un locale gay e uccide 50 persone, ferendone almeno 53. Il motivo non è ancora chiaro. Le piste sono due: gesto omofobo o atto terroristico.\r\n\r\n22/07/2011\r\n\r\nAnders Breivik, cittadino norvegese, uccide 77 persone in due azioni separate: prima fa esplodere una bomba nei pressi del palazzo del governo di Oslo, poi a 40 km di distanza, nell’isola di Utoya, si traveste da poliziotto ed effettua una sparatoria di massa durante un raduno del movimento progressista. Dichiara che lo scopo dei suoi attacchi era quello di salvare l’Europa dal multiculturalismo.\r\n\r\nSe vi chiedessi come definireste Breivik e Mateen potreste rispondere che è un pazzo, che ha sicuramente dei problemi mentali, è uno squilibrato. In un certo senso pensare che le azioni violente siano frutto di un disturbo mentale può aiutarci a sentirci più sicuri in quanto ci permette di “definire” e di “distinguere” i buoni dai cattivi e ci permette di dare una causa biologica ad un comportamento percepito come assurdo ed insensato, che può coinvolgere altre persone e non noi, ma non sempre la causa è questa.\r\n\r\nEffettivamente la prima squadra di psichiatri nominata dal tribunale per valutare Breivik gli diagnosticò una schizofrenia paranoide, psicosi caratterizzata da deliri e allucinazioni. A seguito di alcune critiche portate avanti dallo stesso Breivik, che si proclamava sano di mente e riteneva la diagnosi offensiva in quanto lui voleva solo evitare la scalata musulmana, venne effettuata un’altra valutazione da altri psichiatri che conclusero che l’imputato aveva un disturbo narcisistico di personalità. Tale disturbo è caratterizzato da “un pattern pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in vari contesti” (DSM-V).\r\n\r\nIl caso Breivik è stato studiato dall’University of Missouri School of Medicine con l’obiettivo di chiarire la differenza tra un comportamento dettato da credenze estreme e uno dettato da una malattia mentale come la psicosi. In particolare lo studio ha coniato un nuovo termine “Extreme overvalued belief” (convinzione estrema sopravvalutata) per delineare una forte credenza che coinvolge il soggetto dal punto di vista emotivo e può portarlo anche ad agire violentemente per la sua causa. Anche se l’individuo può soffrire di altre forme di malattia mentale, la fede e le azioni ad esso associate non sono il risultato della follia.\r\n\r\nQuesta definizione è utile per riuscire ad identificare la causa di un comportamento soprattutto quando non si ha la certezza sulla instabilità mentale. Inoltre potrebbe rivelarsi utile per identificare persone a rischio. Perché si, alcuni tratti psicologici o alcune patologie possono portare le persone ad essere più vulnerabili. Nei pazienti con schizofrenia per esempio è possibile rilevare deliri, allucinazioni, comportamenti disorganizzati, ma allo stesso tempo ci sono alcuni filoni di pensiero che nascono da una persona o da un gruppo di persone e si diffondono raccogliendo sempre più adesioni da parte di chiunque, indipendentemente dalla presenza o assenza di patologia. Tramite la comunicazione e soprattutto tramite internet è possibile accedere a molteplici propagande: pensieri politici e religiosi di ogni tipo, che possono amplificare e rafforzare le convinzioni, creando dei veri e propri movimenti che mirano alla diffusione e alla sempre più forte obbedienza a tali pensieri. Queste “idee a sfondo sociale” provocano dei comportamenti che non sono deliranti ma estremi.\r\n\r\nSe si accerta un problema o una patologia è doveroso intervenire, aiutare e supportare la persona in quanto tale, ma andare oltre l’attribuzione di qualsiasi comportamento violento alla malattia mentale, “giustificandolo” con questa, può essere uno stimolo per capire, ridurre e fermare tutte le tragedie spesso associate alla “follia”.


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