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“Paola Labriola poteva essere salvata”: la Procura chiede il processo per 6 funzionari Asl

Pubblicato da: Vincenzo Damiani | Mer, 22 Marzo 2023 - 09:38
Paola Labriola
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BARI –  Il pm della Procura di Bari, Baldo Pisani, durante l’udienza preliminare, ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone, tra le quali l’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto, nel procedimento penale in corso per le presunte responsabilità dell’azienda sanitaria sulla morte della psichiatra Paola Labriola. La professionista barese fu uccisa il 4 settembre del 2013 da un paziente, Vincenzo Poliseno, mentre era a lavoro nel Centro di salute mentale di via Tenente Casale a Bari. La famiglia della vittima si è costituita parte civile, mentre l’Asl è stata citata come responsabile civile.rnrnLa vicenda penale riguarda le presunte responsabilità per la carenza di sicurezza nella struttura dove lavorava la dottoressa Labriola. Oltre all’accusa di omicidio volontario nei confronti dell’assassino, il 40enne Vincenzo Poliseno già condannato in appello a 30 anni di carcere, il pm Pisani ha ipotizzato nei confronti di Colasanto i reati di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità. In concorso con l’ex manager rispondono di induzione indebita anche l’ex segretario di Colasanto, Antonio Ciocia e un altro dipendente della Asl di Bari, Giorgio Saponaro, per aver “pressato con insistenza” il funzionario Asl, Alberto Gallo, nella predisposizione dei falsi Dvr (Documenti di valutazione dei rischi). Accusati di falso materiale in atto pubblico lo stesso Gallo e altri due funzionari, Baldassarre Lucarelli e Pasquale Bianco.rnrnSecondo la famiglia della vittima, rappresentata dall’avvocato Michele Laforgia, “l’Asl Bari ha pacificamente disatteso la normativa in materia di sicurezza sul lavoro” perché “è certo – scriveva il marito della psichiatra nell’esposto depositato in Procura dopo il delitto – che se vi fosse stata una guardia giurata, un portiere, anche solo un infermiere in grado di intervenire prontamente, Paola Labriola sarebbe ancora viva: l’aggressione, con quelle modalità, non sarebbe stata possibile o, comunque, non avrebbe avuto lo stesso, tragico esito”.rnrnL’udienza preliminare proseguirà il 18 ottobre con le arringhe difensive

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