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 \r\n\r\nChiediamo sempre a noi stessi di effettuare delle scelte “razionali”, cerchiamo sempre di dare precedenza all’intelletto, ma infondo cosa saremmo senza le nostre emozioni? Immaginiamo un mondo senza emozioni, un mondo senza paura, senza rabbia, senza disgusto, ma anche senza felicità, senza sorpresa! Mi viene in mente un mondo piatto, robotico, sospeso, un mondo inumano.\r\n\r\nPoi cancello questo pensiero e mi viene in mente la paura causata da un brutto scherzo, la rabbia per lo spavento, la felicità nello scoprire che era una finzione, mi vengono in mente espressioni facciali ben delineate, universali, inconfondibili, in poche parole mi viene in mente la vita.\r\n\r\nPensiamo all’ultima partita Italia-Germania, un esempio perfetto del mix di emozioni: la felicità al nostro goal che ha acceso le speranze, la sorpresa nel vedere combattere la nostra squadra data già per vinta, la paura ad ogni calcio di rigore, il disgusto nel vedere Joachim Low mettere le mani nel naso, e per finire la rabbia della perdita, che ha cancellato tutto questo movimento interno, mettendo da parte le gioie e le speranze e lasciando spazio alle delusioni.\r\n\r\nCi preoccupiamo molto per l’intelligenza cognitiva, per svilupparla il più possibile, ma trascuriamo la componente essenziale dell’intelligenza: l’intelligenza emotiva.\r\n\r\nGoleman ha definito l’intelligenza emotiva  come la “capacità, sviluppata durante l’infanzia, di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali” . Le componenti dell’intelligenza emotiva sono diverse:\r\n

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  • L’auto-consapevolezza: conoscere le nostre emozioni.
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  • L’autoregolamentazione:Essere in grado di regolare e controllare il modo in cui reagiamo alle nostre emozioni.
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  • Motivazione interna: Avere un senso di ciò che è importante nella vita.
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  • L’empatia:La comprensione delle emozioni degli altri.
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  • Le abilità sociali:Essere in grado di costruire relazioni sociali.
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\r\nInsegnare ai bambini a sviluppare l’intelligenza emotiva, a riconoscere le loro emozioni, a capire da dove vengono, ad imparare a controllarle ed esprimerle, può essere un fattore predittivo di successo e può migliorare la loro qualità di vita. Tra i vantaggi ritroviamo: minor rischio di devianza; riduzione dei livelli di stress; minor rischio di sintomi depressivi; maggiore stima da parte dei pari; relazioni soddisfacenti con persone dell’altro sesso; maggiore successo accademico; livelli di ansia minori; maggiore benessere psicologico; raggiungimento di ruoli dirigenziali o di leadership; maggiori promozioni e stipendi più remunerativi.\r\n\r\nIn America sono in atto diversi programmi scolastici che mirano allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, tra questi il programma “RULER” messo a punto dal Centro di Yale per l’Intelligenza emotiva. È stato visto che questo programma aumenta l’intelligenza emotiva degli alunni e le loro abilità sociali, la produttività, il rendimento scolastico, le capacità di leadership e l’attenzione, riducendo l’ansia, la depressione e i casi di bullismo tra studenti.\r\n\r\nDiventa essenziale non nascondere le emozioni ma renderle parte integrante, anzi protagoniste, della vita: chiedere al bambino perché è triste o perché ha paura, aiutarlo a renderlo consapevole del suo mondo interno, insegnargli a distinguere le emozioni, a controllarle quando c’è bisogno, a gestirle nel miglior modo potrà aiutarlo a migliorare la qualità della sua vita.\r\n\r\n“ Insegnare l’alfabeto delle emozioni è un processo simile a quello in cui si impara a leggere, poiché comporta la promozione della capacità di leggere e comprendere le proprie ed altrui emozioni e l’utilizzo di tali abilità per comprendere meglio se stessi e gli altri ” (Kindlon e Thompson, 2000).


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