Quando “omologarsi”…è sinonimo di intelligenza

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NUn saluto a tutti voi cari centauri dal vostro Max Boccasile.\r\nOggi noi di Borderbike abbiamo deciso di dedicare la nostra rubrica alla sicurezza e precisamente al primo strumento di protezione che ogni motociclista deve indossare, il casco.\r\n\r\nLA STORIA\r\n\r\n

Cromwell
Casco Cromwell
\r\n\r\nI primi esemplari di caschi erano in cuoio, molto simili a quelli utilizzati dai pionieri dell’aviazione, successivamente per aumentare la resistenza agli impatti, vennero corredati di alcune bordature aggiuntive in cuoio rigido dette “creste”, le quali facevano assomigliare i caschi agli elmi in uso ai soldati inglesi nel XVII secolo, proprio per questa somiglianza i caschi vennero denominati “Cromwell” come il celebre condottiero inglese.\r\n\r\n
Umberto Masetti
Umberto Masetti
\r\n\r\nL’elevata percentuale di incidenti portò una rapida evoluzione tecnica nel mondo dei caschi e così negli anni 20 si passò da quelli completamente in cuoio a caschi che utilizzavano imbottiture in sughero, tela, polpa di legno e addirittura caschi pneumatici da gonfiare con la pompa della bicicletta che, tuttavia, non ebbero molto successo. Solo nel 1945 comparvero i primi caschi in fibra di vetro, completamente verniciabili in maniera tale da poter riconoscere più facilmente i piloti in gara. Famosissima la calotta gialla con l’immagine di topolino del fuoriclasse Umberto Masetti, classe 1926.\r\n\r\n
JET
JET
\r\n\r\nNel 1950 la svolta arrivò dagli Stati Uniti, dove l’aviazione costruì un casco per i piloti di aerei con protezioni allungate sulla nuca e sulle parti laterali per lo specifico motivo di facilitare l’aggancio del respiratore. La forma risultava molto più protettiva rispetto alle ormai vecchie calotte e venne adottata anche in campo motociclistico e proprio da questa derivazione aeronautica deriva il nome del casco più famoso al mondo, il JET appunto.\r\n\r\nI CASCHI AL GIORNO D’OGGI\r\n\r\nLa tecnologia e la ricerca sui materiali ha permesso la creazione di caschi con livelli di protezione altissima e dal peso molto ridotto, per non parlare del loro design che è in costante evoluzione e risponde sempre più incessantemente a tutte le più disparate richieste del mercato.\r\n\r\nIo personalmente consiglierei di utilizzare sempre un casco integrale su ogni tipo di motoveicolo, ma vediamo quali sono i principali modelli presenti sul mercato.\r\n\r\nCromwell o Scodella (NON OMOLOGATO DAL 2000) \r\n\r\nPurtroppo nonostante non sia più omologato dal 2000, questo genere di casco è presente in molti store e ha una libera vendita al pubblico, lo riconoscete dalla vecchia omologazione riportata all’interno della calotta DGM (Direzione Generale Motorizzazione) .\r\n\r\nNonostante sia illegale da utilizzare in sella alle nostre moto, molti sprovveduti ne sono dotati e in caso di incidente di solito non hanno la possibilità di redimersi da questa scelta in quanto il più delle volte perdono la vita.\r\n\r\nNON COMPRATELO !!!\r\n\r\nJet e Demi Jet\r\n\r\nDue caschi aperti, il primo con protezioni sulla nuca e sulle guance il secondo, privo anche di questeE’ omologato ed è il più diffuso in quanto “comodo” da indossare. Non offre assolutamente nessuna protezione sulla mandibola, mascella e naso. Nell’omologazione questi modelli di casco sono identificati con la lettera J.\r\n\r\n \r\n\r\nIntegrale\r\n\r\nDa considerarsi il miglior casco in assoluto, utilizzato nel motomondiale ha la più alta capacità di protezione rispetto a tutti gli altri prodotti presenti sul mercato. Se ne trovano di ogni materiale e costi. Partendo da quelli in policarbonato per finire a quelli in carbonio “puro”.\r\n\r\nNota bene: Che sia in policarbonato o in carbonio, questo genere di casco se omologato (ce ne sono anche di non omologati in circolazione) ha la stessa resistenza agli urti, ciò che cambia e ne fa lievitare anche di molto il prezzo è il suo peso, ovviamente meno pesa più comodo sarà da indossare durante i lunghi tragitti e più costerà. Nell’omologazione questi modelli di casco sono identificati con la lettera P.\r\n\r\nModulare o Crossover\r\n\r\nMolto diffuso tra gli amanti delle moto da turismo, è un vero e proprio casco integrale ma può essere anche aperto sulla parte anteriore tramite una mentoniera fissata con due perni all’altezza delle tempie.\r\n\r\n
crossover
crossover
\r\n\r\nIl crossover al contrario del modulare non può ruotare la mentoniera ma può semplicemente staccarla in maniera tale da trasformare il casco integrale in un vero e proprio Jet ma con livelli di protezioni sulla nuca e sulle guance ben più alti.\r\n\r\nBisogna però far attenzione ad un piccolissimo dettaglio, i caschi modulari tranne alcune eccezioni possono essere utilizzati in marcia solo “chiusi” se nell’omologazione riportano la lettera P, se invece nel tagliandino di omologazione riportano la doppia dicitura P/J possono essere utilizzati in marcia anche “aperti”.\r\n\r\n \r\n\r\n\r\n\r\nAltro particolare importante da osservare nell’acquisto di un casco è il sistema di chiusura. I più diffusi sono due:\r\n\r\nChiusura micrometrica e doppia D. La prima di solito è molto commerciale e affida la chiusura del nostro casco a un semplice incastro tra due elementi in ABS o più comunemente plastica…Va bene, è omologata ma non è il top.\r\n\r\n
A
A
\r\n\r\nBLa seconda è di pura derivazione pista. La chiusura del casco è affidata ad una cinghia dello stesso materiale utilizzato per fabbricare le cinture di sicurezza, che viene fatta passare attraverso due asole in acciaio a forma di lettera D appunto, il tutto viene poi fermato da una semplice clip in plastica fissata sul cinturino copricinghia per una mera comodità e per evitare che lo stesso cinturino svolazzi in maniera fastidiosa durante la marcia. Vi consiglio la seconda soluzione, un po’ più lunga da attuare in fase di apertura e chiusura del casco, ma di gran lunga più sicura.\r\n\r\nL’ultima considerazione che vorrei fare prima di salutarvi è sulle visiere. In commercio ce ne sono di ogni tipo, forma e colore. Vi ricordo che le uniche omologate sono quelle trasparenti, mentre alcune aziende fanno passare l’omologazione a dei modelli fumé (50% di fattore oscurante). Come sui caschi anche sulle visiere esiste un codice di omologazione\r\n\r\nOra sapete tutto quello che c’è da sapere sul vostro casco, nel prossimo articolo parleremo della sua manutenzione, per ora non mi resta che augurarvi una buona strada cari centauri e darvi appuntamento alla prossima avventura virtuale di borderbike !!!


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