Un saluto a tutti voi centauri dal vostro Max Boccasile per la rubrica Borderbike.

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Nel precedente articolo abbiamo ampiamente spiegato le varie tipologie di caschi inserendo anche dei cenni storici che molti lettori hanno apprezzato. Oggi invece ci dedicheremo alla cura e alla manutenzione di questo strumento di protezione obbligatorio che troppo spesso maltrattiamo.

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Il casco è esattamente una propaggine, un estensione rinforzata della nostra testa, ecco ora vorrei farvi alcune banalissime domande: Voi vi fareste mai uno shampoo con l’acquaragia? Vi colorereste mai i capelli con una bomboletta spray acquistata per qualche euro dalla ferramenta sotto casa? Vi appiccichereste mai un adesivo tra i capelli? Bene, queste sono alcune delle precauzioni che dovremmo utilizzare per non rovinare il nostro amato casco. Molto spesso mi capita di vedere nella mia città, caschi che in mano a qualche “espressionista” delle due ruote, qualche andy warhol dei poveri, diventano vere e proprie opere d’arte contemporanea…peccato che non abito né a New York né a Parigi ma a Bari e che questi caschi siano indossati da “sedicenti sedicenni” e non siano esposti al Louvre o al Metropolitan Museum of Art. Ecco, diciamo che di solito sono caschi che non hanno pagato più di 30 euro dall’ipermercato più vicino, si perché uno che un casco lo paga 300 euro col piffero* che lo altera, anzi, lo tratta come una vera e propria reliquia. Adesso si tratta di capire come prendersi cura del proprio casco.

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Il casco è composto da 2 parti fondamentali che sono:

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-Calotta esterna e visiera

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-Imbottitura interna

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Ognuna di loro essendo di un materiale diverso, ha diritto di essere trattata con un detergente diverso. Partiamo dalla calotta esterna.

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Durante i nostri giri potrebbe capitare di colpire un po’ di tutto con il nostro casco: Moscerini, mosche, zanzare, gabbiani (Chiedere a Iannone)…per questo dovremo dapprima rimuovere le carcasse bagnando un panno con della semplicissima acqua tiepida, non fatelo a “crudo”, il moscerino non sembra ma è vigliacco da quel punto di vista, la sua è una mera vendetta postuma. Una volta rimossi i corpi del reato, è il momento di passare all’applicazione del detergente. “Io ne ho viste di cose che voi umani non potreste immaginare.”

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  • Ho visto gente pulire il casco con lo Chanteclair…
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  • Ho visto gente pulire il casco con l’acquaragia…
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  • Ho visto gente lavare il casco con lo svelto al limone.
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ATTENZIONE, per la pulizia del casco usate prodotti NON invasivi al contrario di quelli che ho appena citato nel mio delirio alla “Blade Runner”.

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In commercio ce ne sono di buoni e meno buoni, ma il miglior sistema è quello di usare un panno in microfibra bagnato con acqua tiepida e un semplicissimo sapone NEUTRO. Evitate di usare carta, fogli o altri tipi di tessuto che potrebbero graffiare la verniciatura esterna della calotta o peggio ancora la visiera. Per gli interni del casco ci sono due soluzioni alternative e valide allo stesso modo. Se avete un casco con gli interni removibili, potrete sicuramente lavarli a mano in un bacinella con acqua tiepida e un prodotto non aggressivo (Va bene anche un semplice detersivo da bucato), importante è che lasciate asciugare il tutto non su una fonte diretta di calore (Termosifone – Microonde – Phon) ma in un luogo fresco e ben areato.

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Se invece non avete un secondo casco e non potete aspettare una settimana prima che si asciughino gli interni del vostro compagno di viaggio, vi consiglio una praticissima bomboletta di schiuma detergente o in alternativa in commercio si trovano alcuni detergenti liquidi i quali vanno applicati e lasciati agire per qualche ora.

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Una regola fondamentale sarebbe quella di pulire il casco ad ogni uscita e non solo quando assomiglia alla palla che si trascina lo stercorario.

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Cari bikers vi saluto, siamo nel pieno della bella stagione ed è ora anche per me di salire sulla moto e macinare un po’ di chilometri.

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Alla prossima e buona strada a tutti !!!

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