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Schizzano le ore di cassa integrazione in Puglia nel mese di giugno. Complessivamente, le ore autorizzate sono state 7.6 milioni, più che quadruplicate rispetto al precedente dato, già preoccupante, di maggio.\r\n\r\nDunque, incremento totale del 315.8%, che coinvolge 44.987 lavoratori a tempo pieno nella regione. Nel merito, in Puglia, la cassa integrazione ordinaria (Cigo) registra una riduzione di 61.8 punti percentuali su maggio.\r\n\r\nTuttavia, a fronte di un calo della Cigo, ad incidere pesantemente sono le ore di cassa straordinaria (Cigs), che – a giugno – con quasi 7.2 milioni, segnano una pericolosissima impennata sul mese precedente (597 mila ore e, dunque, +1.104.3%).\r\n\r\n“E’ molto preoccupante il forte balzo in avanti della cassa straordinaria – commenta Aldo Pugliese, Segretario Generale UIL Puglia e Bari-BAT – per via della natura stessa della prestazione, la quale viene spesso concessa nelle ipotesi di crisi aziendale. Ne consegue che sempre più aziende hanno cessato o rischiano di cessare l’attività produttiva”.\r\n\r\nSul versante cassa in deroga in Puglia, a giugno 2016, si segna un progressivo calo dello strumento (-78.3% su maggio scorso), dovuto essenzialmente alla sua limitata fruizione a tre mesi nel 2016, così come previsto da decreto interministeriale sugli ammortizzatori in deroga.\r\n\r\n“Purtroppo, la disciplina sul riordino degli ammortizzatori sociali conseguente al Jobs act – prosegue Aldo Pugliese – non fa altro che evidenziare la volontà del legislatore di contenere il ricorso alle tipologie di cassa integrazione: basti notare i maggiori costi per le imprese in caso di utilizzo, la durata più breve nonché le complicazioni burocratiche-amministrative. Tuttavia, tale azione governativa non cancella, ovviamente, la realtà di crisi devastante che caratterizza il ciclo economico. In tal senso, è sufficiente considerare il solo dato della cassa straordinaria (che interviene nelle crisi aziendali più gravi) per fotografare lo stato di difficoltà della nostra regione. Dunque, la rigidità di questo modello di ammortizzatori non risponde alle numerose emergenze del nostro Paese e, in particolare del Mezzogiorno e della Puglia. Pertanto, sarebbe saggio da parte del governo nazionale intervenire con i decreti correttivi del Jobs act attualmente in discussione alle Camere”.\r\n\r\n 


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