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Sono terroristi islamici oppure no? Per il Tribunale del Riesame di Bari sì, Hakim Nasiri e i suoi connazionali afghani Surgul Ahmadzai e Qari Khesta Mir Akhmazai si sono “associati per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale” e per questo vanno arrestati e portati in carcere. I giudici hanno, quindi, accolto il ricorso del pm della Dda  di Bari Roberto Rossi, che si era opposto alla scarcerazione decisa dal gip per Nasiri e al rigetto dell’arresto per gli altri due che all’epoca erano fuggiti alla cattura. Nasiri fu arrestato dai carabinieri lo scorso maggio dopo un’indagine lampo, ma dopo l’interrogatorio fu rilasciato.\r\n\r\n“Hanno aderito all’ideologia del martirio”\r\n\r\n”Gli elementi probatori – scrivono i magistrati, presidente Marco Guida – raccolti attestano l’adesione all’ideologia che individua in azioni di martirio – da perseguire anche a costo dell’inevitabile sacrificio di civili innocenti, ciò che rivela in massimo grado la finalità terroristica – lo strumento per combattere i Paesi occidentali e contrastarne la presenza nei paesi mussulmani, soprattutto Iraq ed Afghanistan”. Nel provvedimento i giudici elencano a supporto della decisione le foto di armi, le immagini e i video – ritenuti sopralluoghi – di obiettivi militari, aeroporti, centri commerciali e alberghi in Italia e in Inghilterra, trovati nei telefoni cellulari degli indagati. “Come tristemente registrato nel recente passato – scrive il Riesame – gli obiettivi che il terrorismo spinge a colpire non sono più luoghi simbolo, universalmente conosciuti e per questo particolarmente protetti. I nuovi e più moderni bersagli sono scelti alla luce dei propositi di intimidazione indiscriminata della popolazione e di costrizione dei pubblici poteri per destabilizzare gli assetti istituzionali dell’ordinamento del Paese (sarebbe più giusto dire della maggioranza dei Paesi) presi di mira”.\r\n\r\n“Gravi indizi contro di loro”\r\n\r\nNasiri, durante l’interrogatorio davanti al gip, si era difeso sostenendo che non aveva mai compiuto alcuna atto di violenza in vita sua e che non aveva mai appoggiato l’estremismo islamico. Il gip decise di scarcerarlo ritenendo che non ci fosse alcuna prova contro di lui. Il Riesame, invece, ha condiviso l’impostazione accusatoria, ritengono “che il gruppo degli indagati si sia coordinato, sotto l’egida di una comune ideologia estremista, soprattutto per studiare ed individuare possibili obiettivi, mantenendo, nel frattempo, anche grazie a disponibilità di denaro di fonte ignota, contatti interni ed internazionali tutti da definire ma certamente gravemente indiziari e ponendo, dunque, in essere concretamente azioni volte a rafforzare l’ampia struttura organizzata – di natura transnazionale e pronta a colpire il mondo occidentale – che inonda il web di richiami alla guerra santa, di minacce di attentati e  di esaltazione di azioni di martirio. Come l’esperienza sta tristemente insegnando, – si legge ancora nel provvedimento – il salto di qualità del terrorismo su scala mondiale fa ritenere che il passaggio dalla fase preparatoria a quella più squisitamente operativa sia repentino, imprevedibile nei tempi, condotto anche da singoli individui senza un supporto sul campo di complici”. La difesa farà ricorso in Cassazione, per il momento quindi non andranno in carcere.


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