“Quel che pagano i pugliesi, in realtà, non è la variazione del servizio, ma l’assenza di programmazione e di un piano dei rifiuti, illustre sconosciuto, in oltre vent’anni, nel nostro territorio. Vent’anni in cui si è fatto credere ai cittadini che aumentando la differenziata (peraltro ancora a livelli molto bassi) si sarebbe risolto ogni problema. E invece, ecco la costosissima sorpresa: la Tari continua ad aumentare esponenzialmente, a causa dell’assenza di impianti che costringono a smaltire sia gli Rsu che l’organico in altre province, in discariche private destinate ai rifiuti speciali o, addirittura, come nel caso di Brindisi, in altre regioni e a peso d’oro”.\r\n\r\nAldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, commenta così i dati diffusi del Servizio politiche territoriali della UIL nazionale, secondo il quale dal 2012 a oggi, la tassa sui rifiuti è aumentata mediamente del 32,2 per cento (per una famiglia con una casa di 80 mq e 4 componenti): le famiglie italiane verseranno nel 2016 nelle casse comunali 295 euro medi, a fronte dei 294 euro dello scorso anno e dei 223 euro versati nel 2012.\r\n\r\n”Il fenomeno Bari è sintomatico – attacca ancora Pugliese – visto che la Tari, nell’ultimo anno, è aumentata del 12,3 per cento (+37,6% nell’ultimo quinquennio) quasi esclusivamente a causa dei costi di discarica, dovuti alla chiusura della discarica di Trani che ha costretto il capoluogo a conferire nelle discariche private ioniche, nonostante un aumento della raccolta differenziata di oltre dieci punti nell’ultimo anno”.\r\n\r\nPer quanto riguarda le grandi città tra il 2012 e il 2016, si legge nello studio della UIL, a Cagliari l’aumento medio è stato dell’84,3%; a Reggio Calabria del 79,4%; a Genova del 49,7%; a Bari del 37,6%; a Palermo del 30,8%; a Milano del 28,4%; a Torino del 21,9% (alcune città come Firenze e Venezia non hanno ancora comunicato il dato).\r\n\r\nPer quanto riguarda le città metropolitane, invece, a Napoli la tariffa sui rifiuti pesa 436 euro medi a famiglia; a Reggio Calabria 431 euro; a Bari 346 euro; a Milano 325 euro; a Genova 321 euro; a Roma 312 euro. Si paga un po’ meno a Bologna (229 euro medi), Torino (262 euro) e Palermo (276 euro).\r\n\r\n”Ma se Bari piange – continua Pugliese – gli altri capoluoghi pugliesi non ridono. E mal comune, in questo caso, non è mezzo gaudio”. Le uniche province a registrare il segno meno sono Foggia e Taranto, che hanno sui rispettivi territori una dotazione impiantistica minima che permette di limitare i costi del trattamento. “E’ una situazione insostenibile – prosegue Pugliese – che certo la neonata Agenzia regionale dei rifiuti, primo passo di un percorso lungo e intricato, non potrà risolvere in pochi mesi, né la soluzione potrà risiedere nell’apertura, come si legge dalla stampa, delle discariche chiuse o sequestrate. Occorre, finalmente, dotare questo territorio di impianti all’avanguardia, che permettano di abbattere sia i costi, che l’impatto ambientale della gestione dei rifiuti, abbandonando progressivamente il barbaro sistema delle discariche”.\r\n\r\n 

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