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BARI – “Nonostante annunci, provvedimenti e misure di contrasto al lavoro nero annunciate da Governo e Regione, la condizione del lavoro nelle campagne pugliesi è peggiorata e continua ad imperversare il caporalato”. La denuncia arriva direttamente dalla Flai e dalla Cgil Puglia. Il sindacato di categoria dei braccianti assieme alla sigla madre lunedì prossimo, 5 settembre, terrà una conferenza stampa per illustrare la situazione in Puglia alla luce dei nuovi dati provenienti dalle campagne. Il fenomeno è molto diffuso soprattutto nel Foggiano e in Salento, ma anche nel nord Barese ci sono casi che vanno oltre la legge. Proviamo a fotografare la situazione: i numeri ufficiali, quelli degli elenchi anagrafici, dicono che in Puglia ci sono 46mila immigrati impiegati nelle campagne. Di questi, il 53% risulta essere sotto la soglia minima delle 51 giornate lavorative annuali che permette di accedere alle prestazioni assistenziali e previdenziali. Quindi, 24mila persone non hanno nessun diritto: ferie, malattie, indennità. Dei 46mila migranti, 20mila sono romeni, 5mila albanesi, altri 5mila provengono dall’Africa, poi ci sono circa 4300 bulgari. Questi sono i dati ufficiali, ma non quelli rispecchiano la realtà. Basti pensare che solamente nei ghetti del Foggiano a noi risultano impiegati circa 15mila africani, rispetto ai 5mila ufficiali. Ma qual è la paga giornaliera? Dipende innanzitutto dal settore di impiego e, poi, ci sono grosse differenze anche tra provincia e provincia. Per la raccolta dei pomodori, ad esempio, un operaio viene pagato, in media, dai 3 ai 3,50 euro a cassone; in media per riempire 10 casse servono almeno 10-12 ore. Quale dovrebbe essere, invece, la retribuzione secondo la legge? Il salario dovrebbe essere di 48 euro netti al giorno.


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