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Classi di scuola elementare senza banchi – sostituiti da tavoli condivisi con i docenti -, ma soprattutto con alunni che non sono costretti a portarsi libri, quaderni o penne da casa. Quello che può sembrare un’utopia è invece realtà a Bari, dove i plessi Don Orione e San Francesco dell’istituto comprensivo Verga nel quartiere Japigia stanno sperimentando il metodo della “Scuola senza zaino”.\r\n\r\nBambini più responsabili\r\n\r\n”Responsabilità e condivisione”, con queste due parole la preside Patrizia Rossini riassume il metodo introdotto quest’anno nella scuola, che viene utilizzato in 6 prime classi con un totale di 128 bambini. “Responsabilità – spiega -, perché i ragazzi fanno tutto da soli, sempre sotto l’occhio attento delle maestre, sia chiaro. Ad esempio non chiedono di andare in bagno, ma semplicemente lo segnalano con un ‘semaforo’ con due colori: rosso e verde. Quando escono dalla classe appendono un omino con il loro nome sul rosso , così gli altri sanno che non sono in aula. I bambini diventano così autonomi già da piccoli”. Non solo autonomi, ma anche responsabili dello spazio che condividono: a turno fanno i “referenti della pulizia”, controllando che tutto sia in ordine su ogni tavolo e che niente del materiale didattico sia andato disperso.\r\n\r\n

\r\n\r\nIl materiale didattico è offerto dalla scuola\r\n\r\nLa condivisione è invece alla base della filosofia della scuola senza zaino. Questo perché gli alunni portano da casa solo una piccola cartella, che viene utilizzata per trasportare la merenda o i pochi compiti che devono fare a casa. Tutto il resto è offerto dalla scuola: libri, matite, penne, quaderni, che vengono condivisi tra tutti. Questo chiaramente ha costretto la preside ad un ripensamento totale degli spazi a disposizione dei bambini. “Non ci sono banchi – spiega la Rossini – ma tavoli da sei posti in cui ci si siede tutti assieme. Ci sono poi due isole: quella delle parole, per l’apprendimento dell’italiano, e quella dei numeri, per la matematica. I ragazzi hanno anche uno spazio per rilassarsi, ‘L’agorà’, ovvero un angolo con cuscini dove si siedono all’arrivo in classe. A quel punto la maestra chiede loro come si sentono e ci parlano, provando così a smontare le cariche emotive che si portano dietro da casa”.\r\n\r\nE nel metodo è stata introdotta anche una sperimentazione sull’insegnamento. Infatti i bambini seguiranno un corso di Scienze in lingua inglese e studieranno musica con una maestra diplomata al conservatorio.\r\n\r\nIl successo del metodo\r\n\r\nTutto insomma è votato al totale rilassamento dei bambini, che hanno palline da tennis sotto le gambe delle sedie e quadernoni speciali in cui completano i compiti a casa. “Rigorosamente senza voto”, ci tiene a precisare la preside. E forse neanche lei si aspettava tutto questo successo del metodo, che è adottato in un centinaio di scuole in tutta Italia. “Abbiamo alunni che vengono anche da altri quartieri – conclude la Rossini -; i genitori sono felici. In fondo non abbiamo obbligato nessuno: ad inizio anno  abbiamo chiesto ai genitori se preferissero l’apprendimento normale o quello senza zaino. In 127 ci hanno chiesto il metodo sperimentale e solo uno quello normale. A quel punto si è dovuto adattare”.


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