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“L’estate più piovosa di Milano” è il terzo libro di Pierluigi Spagnolo, un libro atteso e che parla di attese, ed è questa l’idea principale che, per tutto il romanzo, si fa strada: aspettare. 

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Si aspetta che cominci l’Expo a Milano, che qualcosa cambi nella vita di Domenico Ciccolella, che smetta di piovere durante un’estate che non sembra tale, che arrivi “quel periodo di ogni mese” che Marina agogna per prendersi una pausa da un lavoro che la consuma, che Massimo De Palo riesca a rimettersi in piedi dopo l’ennesimo licenziamento, che i giorni sempre più cupi di Roberto Galimberti diventino migliori, che ci scappi il morto…

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A Milano si vive l’attesa dell’Expo, scenario ben presente durante tutta la narrazione, che fa da sfondo a un’estate insolitamente piovosa, pesante da tollerare, perfetta per le vite tutt’altro che limpide dei protagonisti. I personaggi di Spagnolo non sono semplici, rappresentano una scelta rischiosa, seppure indovinata, perché hanno tutti dei tratti malinconici, delle vite con lati oscuri, un’insoddisfazione e un senso di sconfitta di fondo che li ha portati a fare delle scelte sbagliate e, in alcuni casi, a perpetuarle. Marina è una escort di lusso: lo ha scelto, le è capitato? Non è ben chiaro, ma deve fare il suo lavoro e riceve i suoi clienti con orari precisi, quasi d’ufficio, espletando il suo mestiere con grande professionalità e il necessario distacco che le serve per continuare a farlo. Roberto, forse la figura meno positiva di tutte, è un poliziotto dalla vita personale consumata, che frequenta abitualmente prostitute prima di ritornare a casa, e che dedica al suo lavoro tempo maldestro. E’ anche per colpa sua che Massimo De Palo, tifoso convinto che segue sempre la sua squadra del cuore allo stadio, perde il suo impiego e vede sgretolarsi anche la sua passione sportiva: è stato accusato di essere uno dei responsabili degli scontri durante una partita, e la mannaia del Daspo si abbatte sulla sua testa già pesantemente provata. Di altra pasta, infine, è Domenico Ciccolella: finito a dormire per strada, ha dilapidato tutti i suoi averi per pagare i debiti di gioco, ha perso ogni affetto ma cerca in tutti i modi di mantenere la sua dignità e, alla fine del romanzo, seppur tragicamente, è probabilmente il personaggio che rimane più coerente a se stesso. 

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“L’estate più piovosa di Milano” è un romanzo dal quale non sai cosa aspettarti: pensi che ci sia un delitto da risolvere, ma pagina dopo pagina non ve n’è traccia e ti trovi immerso in una descrizione di Milano vista con occhi di chi la abita quotidianamente, spesso amandola, ma ancora più spesso detestandone i lati oscuri. Continuando a leggere entri dalla porta principale nel mondo dei tifosi di calcio che, da buon tifoso prima, e da giornalista sportivo poi, Pierluigi Spagnolo racconta in maniera chiara e, ovviamente, partecipata.

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Il merito dell’autore sta certamente in questo: guardare la sua storia con due occhi, quello privato, più intimo, e un altro più professionale, distaccato ma allo stesso tempo partecipato nel raccontare le vicende, il più possibile in maniera chiara e obiettiva.

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Pierluigi riesce a prendere, a chiudere e a raccontare tutte le storie dei suoi personaggi con un piglio asciutto e mai trascurato, con la bravura di affrontare una storia corale senza sbavature, e dando a ognuno dei protagonisti lo spazio che merita. Il taglio giornalistico rende il romanzo scorrevole e facile da seguire, evitando che le differenti storie si intreccino tra di loro, si perdano, confondano il lettore, o percorrano una strada senza uscita.

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Cominciando a leggere ti aspetti un romanzo giallo, senti che prima o poi ci sarà un omicidio o che qualcuno morirà, e invece entri in quattro vite, quattro storie che, più nel male che nel bene, si collegano tra di loro e, alla fine, quando il fatto delittuoso accade, ti rimane la profonda amarezza di sapere che poteva andare meglio, che potevano essere più felici e, forse, salvarsi.


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