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Addosso avevano una “pistola vera, clandestina e con il colpo già in canna, quindi pronta a sparare. Quadro questo che non consente di escludere l’inquietante ipotesi che i due ragazzi avrebbero fatto uso delle armi, per fini allo stato ignoti, se non fossero stati colti dalla pattuglia dei carabinieri”. I protagonisti del possibile agguato ipotizzato dal giudice del Tribunale per i minorenni di Bari, Riccardo Leonetti, sono due minorenni, due ragazzini di appena 17 anni ma che, leggendo il provvedimento del gip, sembrano muoversi come killer consumati, come boss mafiosi.

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La descrizione che il giudice fa di uno dei due 17enni fermati dai carabinieri al termine di un inseguimento è impressionante: “Ve ne è abbastanza – scrive il gip nell’ordinanza – per concludere” che il minorenne “benché ancora immune da precedenti giudiziari e di polizia, abbia già una consolidata caratura criminale ed una personalità estremamente negativa; e d’altra parte egli stesso ha riferito di aver abbandonato la scuola, di essere disoccupato e di trascorrere con gli amici una vita disimpegnata, il che lo rende facile preda di ambienti e situazioni devianti”.

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Ecco come i clan mafiosi riescono ad assoldare nuovi “soldati”, ad avvicinare giovanissimi  baresi che in breve tempo si trasformano in killer spietati, spacciatori o “cravattari”. Minorenni che la società e le istituzioni non sono riusciti ad allontanare dalla cattiva strada.


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