La possibilità che le tasse regionali aumentino per coprire le perdite del sistema sanitario pugliese sta diventando il centro di un acceso scontro politico. Al centro della questione c’è un disavanzo che sfiora i 400 milioni di euro maturato nell’ultimo esercizio finanziario, una cifra che la normativa vigente impone di ripianare direttamente attraverso le casse dell’ente che ha generato il debito. La gestione dei fondi e l’efficacia dei servizi offerti ai cittadini finiscono così sotto la lente d’ingrandimento, in un momento in cui le scelte amministrative pesano direttamente sulle tasche dei contribuenti.
Sul tema è intervenuto duramente il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che ha analizzato la situazione finanziaria durante un incontro pubblico ad Andria. Secondo l’esponente del governo, il quadro attuale è il risultato di un lungo ciclo politico che non sarebbe riuscito a coniugare gli investimenti con l’efficienza dei servizi. “Sono vent’anni di governo di centrosinistra che ci regalano da un lato una sanità che non funziona, e dall’altro un buco enorme”, ha dichiarato Gemmato, mettendo in guardia i cittadini dalla prospettiva di un inasprimento fiscale che appare ormai come una soluzione quasi obbligata per far quadrare i conti.
L’analisi dei flussi economici degli ultimi anni evidenzia come le risorse destinate alla Puglia siano state consistenti. Negli ultimi due lustri alla sanità locale sono stati assegnati circa 7,2 miliardi di euro, con un incremento di 700 milioni di euro registrato solo a partire dal 2022. Tuttavia, il sottosegretario contesta l’utilizzo di questi fondi extra, sostenendo che non abbiano prodotto un reale potenziamento delle cure o dei reparti. “Questi soldi non sono stati destinati per curare meglio i pugliesi assumendo più infermieri, più medici, ma sono stati destinati per il personale amministrativo, quindi gente che serviva forse, probabilmente, sicuramente ad alimentare quel mostro del consenso”, ha aggiunto Gemmato durante il suo intervento.
Il rischio concreto, dunque, è che per colmare il vuoto di bilancio si arrivi a toccare i massimali delle aliquote Irpef, una misura che colpirebbe indistintamente la popolazione regionale. Il sottosegretario ha sottolineato il paradosso di una regione che riceve maggiori finanziamenti dal Fondo sanitario nazionale ma che, allo stesso tempo, si trova costretta a chiedere ulteriori sacrifici ai propri abitanti. “Oggi però i pugliesi si trovano ad avere oltre al danno di una sanità che non funziona, la beffa perché questi signori si accingono ad applicare l’aliquota massima di tassazione in Puglia per risanare questo enorme buco che loro hanno creato nonostante un maggior finanziamento del Fondo sanitario regionale”, ha concluso l’esponente dell’esecutivo.