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Tre mamme hanno chiesto il nulla osta per portare via i loro bambini dalla scuola di San Girolamo. Dopo la pubblicazione di una storia di bullismo raccolta da Borderline24 – Il giornale di Bari, anche altre mamme ci hanno raccontato episodi che confermano un clima non propriamente sereno per alcuni bambini della scuola. Una scuola – diretta da un preside, Gerardo Marchitelli – particolamente sensibile al tema del bullismo ma che in pratica utilizza un metodo bizzarro per contrastarlo.

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“Mio figlio è stato preso di mira da un ragazzino. Ma ho fatto mettere in mezzo una persona che conosco e lo hanno lasciato in pace”, ci racconta una madre. “Parlare con il preside? Inutile. Lui sostiene che qui va tutto bene”.

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Il dramma – iniziato e subito finito per un bambino “salvato” dalle conoscenze della famiglia – non ha risparmiato un’altra vittima. “Purtroppo è stato preso di mira un altro bambino – racconta la stessa mamma – che viene offeso e minacciato ogni giorno”. Anche stavolta – come abbiamo raccontato in precedenza – il preside è entrato in classe e ha dato lezioni di antibullismo. Come? Ha spiegato alla vittima – e ovviamente a tutta la classe – che alle offese avrebbe dovuto rispondere con una calata. E non solo. “Questa è tutta la forza che hai?”, ha detto il preside al bambino che impaurito aveva colpito il bullo. Poi ha continuato: “Dagliela più forte”.

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Insomma il bullismo si combatte – secondo il preside – con una calata, meglio se più forte. “Mio figlio ha le spalle larghe e risponde a dovere ma non tutti i bambini sono così. Quelli più fragili – racconta un’altra testimonianza – subiscono. Come è successo alla piccola Francesca (nome di fantasia) che dopo minacce ripetute, lacrime e umiliazioni è stata portata via da questa scuola dalla sua mamma”. E a quanto pare non è l’unica.

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Due sezioni – su cinque – quest’anno vivono l’incubo della campanella, quindi. “Quando il preside mi ha detto che se non mi andava bene potevo portare via mio figlio, gli ho risposto che io non me ne vado”. Anche questa mamma conferma che la modalità del preside è sempre la stessa. Entra in classe e chiede alla vittima di turno di dare una calata al bullo. Una calata forte. Poi va via e naturalmente il bullo passa a minacce ancora più pesanti.

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“Lo scorso anno due bulli – ci raccontano – hanno costretto alcuni bambini a farsi riprendere con il cellulare mentre erano in bagno. Chi si rifiutava veniva additato nel peggiore dei modi”. E il preside? Anche in questo caso ha minimizzato l’accaduto.

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“Noi non abbiamo mai chiesto di isolare i ragazzi più vivaci – precisano – abbiamo solo chiesto di intervenire perché non è giusto che i bambini più deboli debbano subire “. Inutile la corsa in presidenza di un gruppo di mamme. “Lui continua a ripetere che qui non ci sono problemi. Ha anche accusato la mamma di Francesca di esagerare. Ma non ha esagerato, mio figlio mi ha raccontato che la bambina veniva continuamente offesa in classe”.

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Il preside non è l’unico a minimizzare. Anche alcuni professori fanno altrettanto. Ce lo confermano le mamme e anche i commenti che abbiamo letto poco tempo dopo la pubblicazione dell’articolo dello scorso venerdì su Borderline 24. Professori che difendono a spada tratta il preside e il suo operato minimizzando la vicenda di una ragazzina che dopo sette giorni ha cambiato scuola perché la notte aveva gli incubi e aveva paura di tornare in classe dove puntualmente veniva minacciata. Minimizzare vuol dire sottovalutare. E sottovalutare gli atti di bullismo è pericoloso per le vittime e per i carnefici che sempre e comunque devono essere recuperati. Lo precisiamo “recuperati” e non “isolati”. Per quanto riguarda il preside, il nostro giornale è a disposizione – qualora avesse cambiato idea e avesse deciso di esprimere un suo punto di vista sulla vicenda.


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